A casa nel mondo

Come sapete, la Familias è attiva nello scambio gratuito di ospitalità.

Hanno profili più o meno attivi su Warmshowers e Couchsurfing, oltre che Workaway.

Tutte le volte che qualche viaggiatore, solitario o meno, passa dalla loro casa, la Materfamilias ha quella sensazione un po’ epica e un po’ commovente e piena di speranza di essere tutt’uno con l’umanità, che nel mondo ci sia ancora del buono, che “L’ultima casa accogliente prima delle terre selvagge” possa essere la sua e questa sensazione le resta addosso come una copertina riscaldante per vari giorni.
Aprendo le porte a perfetti sconosciuti, prendendoci il rischio, che rischio è fino a un certo punto, trattandoli come amici invece che come nemici, con simpatia e confidenza anziché diffidenza e sospetto, condividendo il pane e il sale, l’aqua calda e il tetto, rinnoviamo il rituale dell’ospitalità che è vecchio come il mondo, creiamo uno spazio di pace e di fratellanza universale, e senza tanti giri di parole, in questo modo la Mammafamilas si sente di andare sonoramente in quel posto a terroristi di qualunque colore, alle bombe più stronze e in generale alla paura degli altri esseri umani, che diciamocelo, ultimamente è ben oltre il livello di guardia che lei considera accettabile.
Più o meno ogni tre mesi, la nostra famiglia riceve questa iniezione di bontà, che funziona come un balsamo benefico, nonostante gli sguardi dei vicini che osservano questi stranieri che vanno e vengono e sollevano il sopracciglio – ma non sanno che si perdono.

Questo giro è passato sotto il nostro tetto James, britannico, che è stato accolto da una chiamata con la cugina D e la nonnafamilias su Skype, ha mangiato come un lupo, ha raccontato un mucchio di cose sulle bici, sul suo viaggio in bici che dura da un anno ma è appena iniziato, e ci ha invitato a casa sua, ovunque sarà casa sua in futuro.

La mammafamilias adesso ha voglia di prendere la bici e andare.
L’amica D (nella mia vita ci sono decisamente troppe persone con la D), ha giustamente osservato: ti ha ispirato, ma stai a rosica’.

Parole sante.

5punti per fare si che Couchsurfing sia un piacere


Piccolo post dedicato alla teoria e alla pratica dell’ospitalità gratuita, o se vogliamo, di uno degli aspetti a mio parere salienti della sharing economy di cui tanti parlano ma di cui pochi sembrano fare esperienza reale e diretta.
Couchsurfing (e i suoi omologhi, in particolare il nostro amatissimo e ciclistico warmshowers) sono community che esistono da ben prima che facebook irrompesse nelle nostre vite tipo locomotiva a vapore e rappresentano a mio modesto parere delle gemme preziose che internet a prodotto. Certo, a volte si trovano gli stronzi che ne abusano, ma selavì e non ci possiamo fare molto, purtroppo, se non continuare a spandere viBBrazioni positive come veri jedi al servizio del lato chiaro della forza.
In quasi 4 anni di couchsurfing, per lo più come ospitante, questi sono i suggerimenti che mi sento di dare all’universo.

1 – Sperimentate (ma seguendo l’istinto): ci sono cose che, grazie a couchsurfing, ho scoperto che mi danno noia. Se non ne avessi sperimentato il fastidio, il disagio, non sarei qui a raccontarlo.
Quindi fare l’esperienza è la chiave per testare i nostri limiti, i nostri confini, ma se un profilo o una richiesta non ci convince, sentirsi liberi di dire no perché quella vocina vicino all’orecchio o nella pancia ce lo suggerisce è molto, molto, molto sano.

2 – Less is more (l’ospite è come il pesce): due, tre giorni di permanenza sono il massimo assoluto che mi sento di concedere a un perfetto sconosciuto. Quattro notti sono in assoluto il tempo più lungo in cui ho avuto persone in giro per casa. Questo mi permette di godermi l’esperienza senza stravolgere i ritmi della famiglia, mantenendo gli spazi e le distanze quanto basta. Inoltre, non accetto quasi mai più di un ospite al mese. Avere ospiti significa fare qualche lavatrice in più e anche un sacco di piatti da lavare. L’esperienza deve essere sostenibile e piacevole, non un lavoro! (altrimenti mettevo un annuncio su Airbnb – e quasi quasi… se col lavoro non si smuove nulla ma proprio nulla…)

3 – La chiarezza è tutto: per esempio, abito lontano dalle stazioni e non posso essere un taxi per i miei ospiti. Lo dico forte e chiaro sul mio profilo, lo ribadisco nei messaggi che ci scambiamo per la logistica. La mia casa non è un ostello con uso cucina e anche questo è specificato chiaro e tondo.

4 – meglio in coppia! : tendo a preferire le coppie, soprattutto se non sono proprio giovanissimi, perché sono più indipendenti, più rispettosi, hanno storie migliori da raccontare. Non mi precludo i viaggiatori solitari, ma mi do’ il diritto di scegliere e avere delle preferenze.

5 – il feedback non è un’opzione: è l’unico strumento efficace (con le verifiche d’identità a pagamento che fornisce il sito… Io detto tra noi mi ci faccio il bidet, perché chiunque può pagare. Meglio un profilo denso di recensioni positive che non un profilo “premium”, ma vago e senza recensioni.

E dopo queste perle di saggezza, vado a dormire. Abbiamo messo un annuncio su Workaway, per ricevere aiuto con il giardino in cambio di ospitalità, e sta avendo molto successo. Vi tengo aggiornati. Questo we, amici francesi in visita, pizza e, speriamo, qualcuno che guardi l’Infanta mentre io “chiudo gli occhi un istante” (i.e.: collasso per tre ora in un sonno simile alla morte.)

Storie di una Daruma Doll

Sono successe tante cose.
Ho compiuto 29 anni, l’Infanta ha un molare che ci è costato lacrime sangue febbre e una sleep regression da panico, ormai corre in giro, ho festeggiato il mio secondo anno da mamma ma sottovoce come piace a me, in Grey’s Anatomy è successo di tutto e di più, ho lasciato il lavoro per l’Azienda, che poi era un lavoro per modo di dire ma vabbè, perché mi voglio concentrare su C to Work, che si sta rivelando una fatica e uno sforzo, ma uno di quelli che fai volentieri, come quando si va in montagna o a correre e hai quel momento che spezzi il fiato, il cuore batte forte, sudi da morire e dici oddio non ce la faccio, adesso torno indietro, ma chi me l’ha fatto fare? Ma poi le cose tornano al loro posto, la vista si schiarisce e ricominci a respirare, e puoi goderti la passeggiata fino alla fine perché il peggio è passato.

Comunque, una delle cose più belle che sono successe è che lo scorso weekend abbiamo avuto un ospite tramite il sito warmshowers, che è una specie di couchsurfing ma solo per chi viaggia in bicicletta.

Abbiamo ospitato Yuta, un ragazzo giapponese che ha finito l’università e a 21 anni sta attraversando l’Europa in bici, solo con la sua macchina fotografica, appoggiandosi alle persone a cui chiede ospitalità.
Ha un blog in cui racconta le sue avventure, soprattutto con le immagini, e il suo “logo” è una bambola Daruma, o Dharma.
Non sapendo cosa fosse, mentre lo accompagnavo in macchina alla stazione (gli ho proibito di andare a visitare Expo con la sua costosissima e bellissima bici da cicloturista superattrezzato), mi ha raccontato.
Le bambole Daruma servono a esprimere un desiderio.
Quando è nuova, la bambola ha tutti e due gli occhi bianchi. Esprimi il tuo desiderio, e colori di nero uno dei due occhi. Poi aspetti. Quando il tuo desiderio si è avverato, puoi colorare di nero anche l’altro occhio.
Io non ho una bambola Daruma ma credo di averne bisogno: i desideri in questo periodo si moltiplicano, e il bisogno di dargli una direzione, di trovare loro un nume tutelare a cui affidarli affinché finalmente si compiano e si liberino.
E io con loro.