Pane con Okara: mai più senza.

Tra una raccolta di pelame della muta estiva dei due appiccicani, un cambio pannolino, una scossa a Coccinello e uno sguardo fuori dalla finestra – piove! ma noi non ci lasciamo scoraggiare e si va a giro comunque armate di ombrello – trovo anche il tempo di fare il pane, quasi tutte le settimane.
La mia guru della panificazione (e della cucina in generale) è Titli Nihaan, una signora inglese che seguo ormai da anni su youtube e che non mi ha mai deluso. Lei ha tutte le caratteristiche per essere un mio grande amore: è stravagante al punto giusto, concreta, intelligentissima, autoironica e mostruosamente competente anche se del tutto autodidatta. Le sue tecniche di panificazione sono a prova della più becera inettitudine: mostra come fare senza troppi strumenti, aggeggi e ammennicoli, in genere si tratta solo degli ingredienti e di sano olio di gomito. Da quando seguo i suoi consigli i miei pani sono molto migliorati, anche se io mi aiuto spesso con il bimby per questioni di velocità e praticità.

Ma veniamo a noi. Ho fatto il tofu, che è una cosa simpatica e divertente oltre che abbastanza facile, che mi ha lasciato come sottoprodotto un bel po’ di okara. Facendo una breve ricerca sull’internet, la mia fonte di conoscenza primaria da più di dieci anni a questa parte, si scopre che l’okara è la parte non idrosolubile della soia, è ricca di ferro, minerali, proteine e bla bla bla. Aggiunto a pane e muffin ne migliora la consistenza e la grana, aggiungendo un certo je ne sais quoi al sapore e all’aroma.
Per le proporzioni ho seguito i consigli di una generica ricetta americana, non trovando nulla in lingua patria.
Per un pane di dimensioni decenti occorrono:
2 tazze di latte di soia o di riso (o di mucca? non so perché non lo bevo)
2 tazze di okara
8 tazze di farina, nelle proporzioni che si preferisce tra farina integrale e bianca. Io ho fatto con quella bianca perché le mie riserve sono agli sgoccioli.
1 cucchiaino di sale
1 bustina di lievito per pane
1 cucchiaio di melassa o zucchero di canna, abbondante
3 cucchiai di olio, io ho usato quello d’oliva ma credo che anche altri oli siano indicati.

Ci sono due modi per preparare l’impasto: quello veloce consiste nel mettere tutto nel bimby e impartare a velocità spiga per due minuti, o comunque finché l’impasto non si stacca dalle pareti facilmente.
Quello più lento prevede di scaldare il latte e l’okara nel bimby a vel 1, 37°, finché la lucina non smette di lampeggiare. Poi aggiungere il lievito e mescolare vel soft fino a che non si è completamente sciolto, a quel punto lasciare che si attivi per 5-10 minuti in cui si può fare altro (non consigiato alle neomamme).
Poi aggiungere la farina, l’olio e il resto e vel spiga come sopra.
Ho lavorato l’impasto seguendo le ottime e collaudate istruzioni del British Bloomer di Titli, compreso il modo per dargli la forma, ed è venuto veramente favoloso.

Nycticorax nycticorax, Lacrosse, okara e altre storie…

Questa settimana la mammafamilias ha:

– scoperto cos’è una Nitticora. Durante una gita al parco Lambro, nel bozzo naturale che da qualche anno a questa parte si è formato nella zona dove la familia è solita arrivare con cani e tutto, veniva avvistato il suddetto ardeide, insieme a due sapiens, evidentemente bird-watchers, intenti all’osservazione colta e silenziosa del raro esemplare, a mezzo binocolo e macchina fotografica telescopica. Mentre i cani facevano splash-splash nell’acqua, rischiando di spaventare la fauna avicola, mammafamilias, intuendo il fatto che l’uccello in questione era cosa rara e mai avrebbe saputo di cosa si trattasse se non agendo tempestivamente, si dirigeva verso i due sciuri attrezzati e attaccava bottone con la sua consueta faccia di tolla, guadagnando eterna erudizione sulle abitudini della Nitticora e la sensazione di aver fatto una buona azione, giacché si vedeva che il nostro aviofilo non vedesse l’ora di condividere il suo sapere.

– forte del suo nuovo sapere e deliziata dalla biodiversità del Parco Lambro, decide che la famiglia dovrà stabilirsi lì vicino, inizia dunque ossessiva ricerca di appartamenti in zona.

-osservato i progressi dell’Infanta, che ormai afferra, tira, osserva innamorata e stupita per poi assaggiare con foga qualunque cosa su cui riesca a mettere le mani. Coccinello, il sonaglio-coleottero, è dichiarato must-have primavera estate ’14.

– visto dal vivo delle giocatrici di Lacrosse in azione. Conseguentemente, dedotto che nelle sterminate e gelide pianure canadesi dove vengono allevate tali valchirie, ci si nutra di cibi radioattivi che stimolano oltremodo la crescita muscolare, l’aggressività e la biondezza.

– autoprodotto il tofu e di conseguenza l’okara. Grande successo festeggiato con uno degli esperimenti panificatori migliori dell’anno.

– partecipato a pranzo pasquale in differita con famiglia acquisita, in allevamento estensivo di mucche con annesso agriturismo. Luogo che sarebbe da boicottare per senso animalista e per la deriva ideologica vegana che sta prendendo il sopravvento ultimamente. L’Infanta si esibisce in un sit in di protesta, dormendo profondissimamente tutto il tempo in fascia, sotto gli sguardi invidiosi di chi vorrebbe come lei schiacciare un pisolino, appesantito dalla seconda porzione di lasagna al forno. Mammafamilias fa la traduttrice simultanea per Yoko, la fidanzata giapponese del cugino del babbo e rivive le gioie del volontariato animalista con un cucciolo di Australian Shepherd, pareggiando il proprio karma nei confronti dei malvagi allevatori di mucche. Fuori piove, sui giusti e sugli ingiusti.

E martedì, c’è Il Concorso.