Al mare, ai monti e a tutto quello che ci sta in mezzo

Siamo in terra natia.
Ovvero, al mare, ai monti e nel mezzo.
Massa è così, è una terra mista e angusta nella sua varietà.
Parlarne o meglio scriverne è complicato. Per me.
Tutto quello che ha il sapore dell’infanzia, della preadolescenza e di quella specie di calvario senza fine apparente che è stata l’adolescenza, è duro da digerire come un piatto di ghiaino di parcheggio di stabilimento balneare. Tanto per fare delle metafore argute e molto simpa.
Passo davanti al mio liceo giallo fingendo la disinvoltura di chi ha frequentato la scuola “da generazioni” e penso agli esami di maturità che ci si svolgono dentro. Mi viene uno stripizzone di pancia e allungo il passo andando oltre, faccio finta che quel sudorino freddo sia colpa dell’afa.
Sogno di ricevere badilate in piena fronte – si, proprio la scena splatter della pala conficcata nel cranio –  e cavarmela con una guarigione miracolosa in attesa di un’ambulanza pigra, che arriva ma io sono già pronta a tornare in pista, solo con una scenografica cicatrice degna di un personaggio di The Walking Dead (sarà uscito il numero nuovo?).
Vado al mare: nuoto per dieci minuti nell’acqua verde e gelida di Giugno, poi torno a riva, mi lavo il sale e mi asciugo. Questo è possibile, ovviamente, perché c’è qualcuno a tenere la creatura, siano quelle sante delle mie cugine le bionde, mia nonna ora bisnonna, mia mamma ora nonna, il babbofamilias.
L’infanta che soffre tuttavia di attacchi di mammite acuta in cui vuole me e solo me e soltanto me. Nonostante questo possa essere simpatico per qualunque ego materno che si rispetti, alla lunga può essere sfiancante.
L’infanta che per quel che gliene frega, mangia albicocca tagliata a metà, rigurgita yogurt, azzanna culetti di pane secco con le gengive che cominciano a dare segni di mutazione e protesta volitiva quando qualcosa non le va bene, vedi alla voce mammite. Mostra di avere carattere. Carattere di merda, come dice sua nonna con un gran sorriso, proprio come me, aggiunge orgogliosa.
Io tremo: se siamo a questi punti adesso, cosa farò al momento dei terrible two?
Potrei fingere un esaurimento nervoso e farmi rinchiudere in un istituto per il bene di tutti finché non è tutto finito.
Oppure abbandono la famiglia per darmi alla pirateria tornando dopo ventanni carica di tesori?
Ho letto troppe poesie tristi e troppi romanzi di Salgari in vita mia, quando ho queste fantasie risulta evidente.

La faccenda della casa, di contro, sta prendendo forma e anche questo salto verso un’ineluttabile età adulta mi turba non poco.
Mi piacerà vivere ai piedi di una collina, vicino alla via Francigena, accendere la stufa d’inverno, piantare un orto, rastrellare le foglie, inserire l’allarme quando esco e preoccuparmi dei gatti che stanno via anche per due giorni di fila?
Mi piacerà uscire di casa e essere in campagna ma a due passi dal paese, prendere il treno per andare in città, avere presumibilmente bisogno di una seconda macchina eccetera eccetera?

Nel frattempo.

Sento le amiche del liceo per organizzare incontri che regolarmente non si svolgono e magari un motivo ci sarà ma non è così simpatico pensarci e portare alla coscienza certe verità sul tempo che passa e il resto, cucino pic nic da portare in spiaggia, vedo la mia bimba crescere, incontro gente che mi dice “Stai benissimo, sei radiosa” mentre mi sento cicciona e ho dormito quattro ore, con conseguente boost di autostima. Rimando visite mediche, di rispondere a mail, di mandare curriculum, di appendere un annuncio per trovare lo scolaro da salvare per l’estate, per avere un bocciato in meno a settembre e qualche soldo di più da spendere in gelati. Desidero una terra illuminante-abbronzante per le gote lentigginose e per spendere per me stessa i pochi denari in mio possesso.
E devo andare a pulire un rigurgito.