Andiamo a Venezia

La famiglia BB la prossima settimana andrà a passare il weekend a Venezia.
Un weekend lungo, in realtà, una cosa sontuosa, da giovedì a domenica.
I nonni tosco-veneti sono lì, e noi li raggiungeremo per godere insieme del fascino senza tempo della laguna.

L’entusiasmo del gruppo genitoriale, che non vede una vacanza da tempo immemore (non dico cavolate, davvero non mi ricordo quando siamo stati in vacanza l’ultima volta), è alle stelle.
Personalmente, non vedo l’ora.

G, che su questi schermi risponde al nome dell’Infanta, ha da poco compiuto tre anni ed è una bambina che si esprime con proprietà di linguaggio e ha ben chiare le sue priorità, ha espresso con chiarezza il suo desiderio più questa mattina, durante i concitati preparativi per arrivare in orario a scuola.

Il suo desiderio questa mattina? Andare al mare.
Come biasimarla?
La mammafamilias ha colto la palla al balzo e ha iniziato a narrare di una favolosa città, costruita sull’acqua, dove al posto delle macchine ci sono le barche, al posto delle biciclette ci sono le canoe e i pedoni attraversano la strada non sulle strisce pedonali, ma sui ponti.

L’abbondanza d’acqua a stimolato il pensiero logico della nostra G, ragazza alquanto sveglia già di suo:

“Ma quindi ci sono i pessi?”
“Si… tanti pesci. E uccelli acquatici” (mente sapendo di mentire)
“E qquali?”
“Squali… squali veneziani… non so. Ma ci sono LEONI! Molti leoni, alati. Molto strani.”
“Possiamo accaLezzaLLi?”
“….”
“Possiamo?”
“Si! Cerrto! Ma devi sapere, che si vedono solo quelli di pietra, perché quelli veri girano solo di notte, sono molto timidi.”
“Ok.”

 

La mammafamilias non si arrampicava sugli specchi tanto vigorosamente dall’interrogazione di greco del Marzo 2003.

Cose belle prima durante e dopo Pasqua

La primavera ormai è esplosa.
La Mammafamilias fa cose e vede gente. Ha iniziato una cura ricostituente, perché nonostante le ingenti quantità di cibo che ingurgita le cascano i pantaloni che prima le andavano stretti – per quanto il raggiungimento della megrezza sia uno dei traguardi della donna bianca occidentale, la nonnafamilias l’ha vista smunta e le ha dato lo sciroppo all’Alfa Alfa per rimettersi un attimo in sesto.
La mammafamilias ha preso una filonata per i reality che parlano dell’Alaska e vuole diventare l’esperta mondiale in materia, scrivendo fiumi di parole e concetti profondissimi sull’argomento, magari a notte fonda: ha troppo da fare e talvolta rimpiange di non aver mandato l’Infanta al nido. Ma la scelta era tra la pastasciutta nel piatto e il costosissimo nido, per cui ha scelto la pastasciutta e riserva allo studio e alla meditazione sui massimi sistemi le ore della notte più nera e profonda.
Intanto in questo luogo alle porte della Grande Città finalmente la primavera sta esplodendo: i Narcisi fioriscono, le gemme stanno per esplodere, le salamelle sfrigolano sulle griglie, gli alberi da frutto fioriscono e l’erba cresce ipertrofica.
La Rosa, sottoposta a una radicale potatura, ha buttato di nuovo e questo ha placato le ansie di una giardiniera che ha visto operare per anni ma ha da poco preso in mano i ferri del mestiere e temeva di aver amputato il paziente in maniera troppo radicale.
I miracoli della natura.
Adesso la materfamilias torna a studiare i regolamenti didattici di Ateneo, perché la competizione per lavorare nelle segreterie didattiche sarà feroce e lei non deve trovarsi impreparata.

Io vado eh – Storie di

È difficile raccontare di momenti interiori intensi. Siamo a un passo dalla svolta ma non riusciamo a afferrarla, facciamo un passo verso e lei si sposta di un passo più in là.
Il mio oroscopo dice che non sto sbagliando obbiettivo ma dovrei cambiare il passo con cui affronto la strada per raggiungerlo.
Tra le opzioni considerate finora: trattori, biciclette, deltaplani, corse, capriole, danze.
È difficilissimo sedersi ad aspettare una telefonata da cui dipende un maggiore benessere, una vita più rilassata, più facile. Da cui dipende una casa più bella e più grande e più economica, così unica che sembra un’occasione più unica che rara e come tutte le cose preziose comporta una buona dose di impegno per essere ottenuta perché vorrai mica essere l’unica famiglia che ci vuole mettere su le zampette? La verità è che negli ultimi mesi ho preso un po’ troppe musate contro realtà un po’ troppo dure. E le mie energie cominciano a esaurirsi. Per cui mi concentro sulle cose belle, elencate qui sotto in ordine sparso così quando ho novantanni e le rileggo mi viene da piangere.
Sarò monotematica.
Parlerò di mia figlia.

– L’Infanta mangia la pizza. E molto altro, ma ne abbiamo già parlato di autosvezzamento e non vorrei diventare monotematica, ma il suo gusto per i cibi mi stupisce e mi rende orgogliosa e felice.
– L’Infanta è ancora senza denti alla soglia dei mesi nove di età
– L’Infanta ha ricevuto oggi il suo primo vero paio di scarpe. Perché lei, di mesi quasi nove di età, vuole camminare. Ebbene si. Siccome siamo poveri e le scarpe per bambini degne di questo nome costano una fucilata, abbiamo ripiegato sul negozio di seconda mano dove ci si rifornisce regolarmente e dove con una cifra decente abbiamo rimediato delle polacchine blu numero 18, modello suor Maria Baffona Baby, che però sono di pelle morbidissima. L’alternativa erano delle scarpette rosa e bianche con inserti pitonati argento. Quando si va all’usato non ci sono mezze misure. Fin dalla più tenera età viene chiesto alle bimbe se schierarsi dalla parte di una sobria austerità monacale o verso la frivolezza che porta inevitabilmente le ragazzine di tredici anni a ballare sul cubo il sabato pomeriggio. Dilaniata dai conflitti interiori, ho scelto la via della santità. Almeno per ora, posso fare queste scelte al posto dell’Infanta, che continuerà grazie a me a essere scambiata per un maschio, vista la cronica mancanza di glitter nel suo guardaroba.
– L’Infanta svuota, riempie, mette a posto, prende cose minute con le sue piccole dita e le sventola, sfoglia i suoi libri di cartone, spazza per terra con le mani, si lancia dal letto con un tonfo orrendo che mi fa perdere qualche anno di vita e gelare il sangue nelle vene ma graziesignoregrazie non si fa nulla.
– L’Infanta adesso dorme saporitamente dopo una giornata lunga, senza un pensiero al mondo, mentre io ho il torcipanza e il pensiero della casa. Questa bambina ha tutta la mia stima.

Grandi Manovre – Top of the Post #1

Mentre soffiano forti venti di cambiamento e si aprono nuovi orizzonti, mentre l’Infanta resiste in piedi da sola ben quattro secondi contati dalla folla in delirio prima di cadere di nuovo a sedere con una faccia caparbia e stupita, io sono piombata in una routine ovattata dalle poche ore di sonno e dalle troppe cose da fare.
Ma ho le mie soddisfazioni, per esempio il mio primo esperimento di saponificatrice è perfettamente riuscito. Con il mio sapone per i panni da me fabbricato mi sono autoprodotta circa 5 L di detersivo liquido per la lavatrice. E ne ho ancora chili da usare. Ho comprato una sparabiscotti. Sento l’urgenza di rileggere “La mia famiglia e altri animali” per la carenza di riferimenti letterari per la mia situazione attuale, in cui tra cani e gatti noi umani risultiamo ancora in minoranza. Guardo Messner che compie 70 anni, dice che i gioFani hanno vita difficile e confusa rispetto ai suoi tempi che erano più duri e più puri (altissima levissima purissima) e mi viene un grazie al cazzo di cuore. Insomma, cose così.

Cerco di procedere a piccoli passi per riuscire a arrivare dappertutto. Flylady, gran donna, mi da la struttura per farcela, per ottenere qualcosa ogni giorno, senza ingolfarmi (troppo). Al momento tuttavia  per non perdere il vizio sto procrastinando una massacrante spesa di frutta e verdura al mercato, Infanta in spalla, dove compro sempre troppo per i prezzi troppo (apparentemente) convenienti, che però dovrò fare se vogliamo mettere qualcosa in tavola a pranzo e a cena.
Vorrei essere già oltre l’ostacolo, aver già traslocato, aver già fatto, già visto. Aver già portato su i sacchetti per tre piani di scale. Avere i poteri di Mary Poppins o Mago Merlino e far stare la casa in una valigia. Saltare la fatica. Come quando si contano i giorni della settimana in “dopodomani” per arrivare prima alla domenica, se non altro con il pensiero.

Quindi, per non pensarci, questa settimana partecipo per la prima volta a Top of the Post, una formula che mi piace e mi fa anche un po’ ridere, così come mi fa un po’ sorridere Flylady.
Io seguo blog anche in inglese, seguo blog su qualunque argomento perché il mondo non è fatto solo di mamme e non posso fare a meno di includerli.

1) Practising Simplicity – a Spring Cleaning Guide – questo blog è bello da fare in invidia: è praticamente perfetto. La serie appena iniziata sulle pulizie di primavera e sul decluttering mi ci voleva per darmi l’ulteriore spinta motivazionale di cui sentivo la mancanza.

2) Le stampelle di Slow Mom – forse a mio suocero non rinnovano la patente. Mia suocera (per ora) non guida. I miei genitori sono a una media di 250 km di distanza da noi. Se i genitori del babbofamilias dovessero davvero ritrovarsi senza macchina, se mi dovesse succedere qualcosa, saremmo come si sul dire del gatto. Io incrocio le dita e mando tutto il mio supporto virtuale a LaSam perché vivere sul filo del rasoio e senza “villaggio” intorno è una cosa che capisco fin troppo bene.

3) Esilio – di interno poesia – un blog che ho incontrato per caso e seguo sempre con attenzione, mi ha riaperto a porta della poesia, che avevo socchiuso da un po’. Non conoscevo Robert Pinsky, ma questa sua Esilio è proprio mia.

Never a dull moment

Ovvero, non ci si annoia mai. 
Pensavo e alla luce dei recenti avvenimenti, speravo che il mio prossimo post sarebbe stato di risposta a una cosa interessante che la Nonnafamilias, anche lei blogger impenitente, ha pubblicato qualche giorno fa su argomenti profondi come il femminismo, i rapporti di genere e di coppia con dei velatissimi riferimenti alla mia attuale condizione di vita e di famiglia. Perché la discussione, anche se lievemente polemica e lo scontro costruttivo ci scorrono nel sangue e sono un segno inequivocabile di rispetto nella nostra famiglia. Sembriamo litigiosi, in realtà ci si mette solo d’accordo prendendoci le misure. L’appuntamento con le riflessioni profonde incise permanentemente in qualche server sperduto, rinchiuso in un capannone dalla dubbia sostenibilità ambientale è solo rimandato.

Il Babbofamilias è un amante degli sport di contatto. In altre parole, gli piace dare e prendere mazzate in maniere più o meno folcloristiche e violente con altri insospettabili come lui, che nella vita sono babbifamilias, informatici, studenti di ingegneria biomeccanica, vigili urbani, muratori, scolari e così via. Quando si pigliano e si danno mazzate, a volte si pigliano e si danno un pochino più forte del dovuto, perché questa mano può esse fero e può esse piuma e a volte l’uomo medio non è del tutto padrone del proprio kungfu, e quindi può succedere che alle quattro del mattino una mammafamilias qualunque si svegli per allattare e trovi un messaggio che dice “Sono in ospedale, sono un pochino confuso. Però sono sulle mie gambe, tutto ok”. E che questo getti la sottoscritta e succitata donna in uno stato di agitazione che la porta a alzarsi dal letto, telefonare all’ospedale nel cuore della notte per sincerarsi che tutto vada bene, consultarsi con la nonnafamilias che se dio vuole esercita la professione medica e la rassicura ma anche lei che è una vera dura ha gli occhi grandi come tazzine da tè come i cani della favola delle fiabe sonore.
Quindi la mammafamilias torna a letto e cerca di farsi una ragione del fatto che se lui ha risposto al telefono, anche se è confuso, anche se il groppo in gola si sente tangibile attraverso l’etere, anche se una mente ansiosa dà il peggio di sé in questi momenti, va tutto bene e non c’è molto di cui preoccuparsi.
Grazie ai provvidenziali ormoni rilasciati dall’allattamento, la mammafamilias si rilassa e ripiomba in un paio d’ore di sonno.
La mattina seguente, cioè poche ore fa, scopro che i Suoceri sanno tutto e stanno andando in soccorso del primogenito, lasciando in villeggiatura il nonno (bis), che verrà provvidenzialmente recuperato e condotto a casa dei nonni(bis, ma quelli dalla mia parte), nonostante la pioggia da me e dall’Infanta, perché un piatto di pastasciutta in compagnia non si nega a nessuno, figuriamoci a un nonno potenzialmente preoccupato per le sorti del nipote al momento tenuto ostaggio del suo infortunio.
In attesa di notizie, programmo le avventure prossime venture sul fronte intellettuale:

– raccogliere le storie della famiglia dalla viva voce della nonna, affinché non si perdano e restino a imperitura memoria
– rileggere Durrel, perché se ho il pallino degli animali è anche colpa di mia zia che mi propinava certe letture
– mandare curriculum e sperare che scelgano me, tra i mille mila che ricevono continuamente. La cosa mi provoca ansia per ovvi motivi ma alla luce di quanto successo, ho deciso di non lamentarmi perché come dicono i nostri saggi vecchi, quando c’è la salute c’è tutto.

Statemi bene.

Al mare, ai monti e a tutto quello che ci sta in mezzo

Siamo in terra natia.
Ovvero, al mare, ai monti e nel mezzo.
Massa è così, è una terra mista e angusta nella sua varietà.
Parlarne o meglio scriverne è complicato. Per me.
Tutto quello che ha il sapore dell’infanzia, della preadolescenza e di quella specie di calvario senza fine apparente che è stata l’adolescenza, è duro da digerire come un piatto di ghiaino di parcheggio di stabilimento balneare. Tanto per fare delle metafore argute e molto simpa.
Passo davanti al mio liceo giallo fingendo la disinvoltura di chi ha frequentato la scuola “da generazioni” e penso agli esami di maturità che ci si svolgono dentro. Mi viene uno stripizzone di pancia e allungo il passo andando oltre, faccio finta che quel sudorino freddo sia colpa dell’afa.
Sogno di ricevere badilate in piena fronte – si, proprio la scena splatter della pala conficcata nel cranio –  e cavarmela con una guarigione miracolosa in attesa di un’ambulanza pigra, che arriva ma io sono già pronta a tornare in pista, solo con una scenografica cicatrice degna di un personaggio di The Walking Dead (sarà uscito il numero nuovo?).
Vado al mare: nuoto per dieci minuti nell’acqua verde e gelida di Giugno, poi torno a riva, mi lavo il sale e mi asciugo. Questo è possibile, ovviamente, perché c’è qualcuno a tenere la creatura, siano quelle sante delle mie cugine le bionde, mia nonna ora bisnonna, mia mamma ora nonna, il babbofamilias.
L’infanta che soffre tuttavia di attacchi di mammite acuta in cui vuole me e solo me e soltanto me. Nonostante questo possa essere simpatico per qualunque ego materno che si rispetti, alla lunga può essere sfiancante.
L’infanta che per quel che gliene frega, mangia albicocca tagliata a metà, rigurgita yogurt, azzanna culetti di pane secco con le gengive che cominciano a dare segni di mutazione e protesta volitiva quando qualcosa non le va bene, vedi alla voce mammite. Mostra di avere carattere. Carattere di merda, come dice sua nonna con un gran sorriso, proprio come me, aggiunge orgogliosa.
Io tremo: se siamo a questi punti adesso, cosa farò al momento dei terrible two?
Potrei fingere un esaurimento nervoso e farmi rinchiudere in un istituto per il bene di tutti finché non è tutto finito.
Oppure abbandono la famiglia per darmi alla pirateria tornando dopo ventanni carica di tesori?
Ho letto troppe poesie tristi e troppi romanzi di Salgari in vita mia, quando ho queste fantasie risulta evidente.

La faccenda della casa, di contro, sta prendendo forma e anche questo salto verso un’ineluttabile età adulta mi turba non poco.
Mi piacerà vivere ai piedi di una collina, vicino alla via Francigena, accendere la stufa d’inverno, piantare un orto, rastrellare le foglie, inserire l’allarme quando esco e preoccuparmi dei gatti che stanno via anche per due giorni di fila?
Mi piacerà uscire di casa e essere in campagna ma a due passi dal paese, prendere il treno per andare in città, avere presumibilmente bisogno di una seconda macchina eccetera eccetera?

Nel frattempo.

Sento le amiche del liceo per organizzare incontri che regolarmente non si svolgono e magari un motivo ci sarà ma non è così simpatico pensarci e portare alla coscienza certe verità sul tempo che passa e il resto, cucino pic nic da portare in spiaggia, vedo la mia bimba crescere, incontro gente che mi dice “Stai benissimo, sei radiosa” mentre mi sento cicciona e ho dormito quattro ore, con conseguente boost di autostima. Rimando visite mediche, di rispondere a mail, di mandare curriculum, di appendere un annuncio per trovare lo scolaro da salvare per l’estate, per avere un bocciato in meno a settembre e qualche soldo di più da spendere in gelati. Desidero una terra illuminante-abbronzante per le gote lentigginose e per spendere per me stessa i pochi denari in mio possesso.
E devo andare a pulire un rigurgito.

Nascite, Peer-Pressure, Scuse Pubbliche e Altre Storie…

Oggi è nata la figlia di mia cugina. Ho pianto di contentezza e commozione.
La nascita, che quando appartenevo ancora alle persone non sconvolte da uno tsunami ormonale senza precedenti non mi provocava quasi nessun brivido, è una cosa che da quando sono rimasta incinta e ho dato alla luce l’Infanta, mi fa venire il groppo, gli occhi lucidi, la voce garrula e la parlantina sciolta, facendomi assmigliare alla versione di me che ha esagerato con il rosso.
Insomma mi emoziona a livelli imbarazzanti.
Quando ci è stata annunciata questa gravidanza, la prima cosa che mi è venuta da fare dopo le congratulazioni e gli urletti sciocchi, dal momento che come dicevo mi emoziono in modo scemo e perdo ogni freno inibitorio, è stato rivolgermi alla mia altra cugina, sorella della neomamma e in modo del tutto inopportuno chiederle “E quindi?!?! E te? E quando? E come?”.
Lei è una donna deliziosa e molto educata e invece di darmi il pugno sul grugno che mi sarei meritata, ha sorriso e ha fatto la vaga, mentre suo marito probabilmente voleva sotterrarmi. Viva.
Inconsapevolmente, mi stavo macchiando di un peccato capitale, di una di quelle cose che quando la subisco mi fa uscire il fumo dalle orecchie mentre mi si inniettano gli occhi di sangue di vergini innocenti e un sospetto odore di zolfo si spande per la stanza.
Le stavo facendo peer pressure.
Piir presciure.
Pressione tra pari.
Come quando fumi la prima sigaretta in bagno a scuola perché lo fanno tutte le tue amiche (o almeno, lo fanno quelle che pensi siano fighissime), ti senti una cacca perché tutti i tuoi amici anche più giovani si sono laureati e tu sei lì che sudi dietro a una tesi che sembra non volersi proprio fare scrivere, quando passi oltre perché lo fanno tutti e tanti altri contesti squallid-ansiogeni del genere.
Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a fare qualcosa, ma soprattutto i figli, solo perché ci (noi: famiglia, amici, società, cultura e bla bla bla) si aspetta che sia così, che sia il momento giusto, che sia la stagione della vita adatta, che i nostri figli almeno avranno dei compagni di giochi della loro età, eccetera eccetera.
Per tutto ciò, nel giorno della nascita della sua nipote, io chiedo pubblicamente scusa a mia cugina e a voglio dire a chiunque sia donna e “ancora senza figli?!” che va bene così, il momento arriverà oppure no, non importa. Quel che conta è essere fedeli a noi stesse fino all’ultimo e sentirsela, sia che si decida, sia che no. Siamo donne e come ci giriamo ci giriamo, da qualche parte stiamo toppando: tanto vale fare come ci pare.


 

e poi, in ordine sparso:

– L’Infanta ha scoperto le gioie del suo seggiolone Stokke e che stare al tavolino con noi è una figata pazzesca. Assaggia indiscriminatamente cucchiaini, pezzi di frutta, cenci di cucina, bicchieri di plastica e non e in generale tutto ciò che riesce ad afferrare. In mancanza di oggetti, si china senza perdersi d’animo e assaggia il legno del tavolino

– c’è una casa che mi piace e come spesso accade con le case che mi piacciono, forse verrà comprata da qualcun altro.

– sto scrivendo un progetto per ricevere un assegno di ricerca. Verrà valutato alla fine dell’anno. Mettere ciò nero su bianco mi provoca torcipanza e tachicardia, voglia di minimo minimo un chilo gelato haaghen-daz e di nascondermi al buio, sotto il piumone anche se ormai è estate e non riemergere mai più, finché non mi troveranno i Posteri, ormai mummificata.

– La Nonnafamilias è una specie di trattore incrociato con Mastro Lindo e Mary Poppins e da grande voglio essere proprio come lei.

Give Geography a Chance

Questa settimana, visto che mercoledì prossimo c’è la prova scritta (e a quanto pare, decisiva) del Concorsone, non sto avendo nemmeno tempo per pensare, figuriamoci per scrivere.
Sto approfittando di un’insolita formazione congiunta consistente nella lievitazione del pane unita a cottura della mia cena e sonno anticipato (incredibilmente solitario) dell’Infanta, per mettere giù qualche annotazione.
La cosa più rilevante successa è che martedì sono andata a trovare La Professoressa, che sarebbe poi la mia relatrice di laurea. La sottoscritta ha avuto sempre delle insegnanti notevoli, dalle medie in poi. L’entropia è stata sempre ristabilita da personaggi che mi hanno irreversibilmente traumatizzato, ma perché ricordare solo il Male? Magari un giorno ci sarà modo di raccontare su questi pixel le loro imprese e gesta, nel bene e nel male.
La più recente aggiunta al club è La Professoressa in questione, che è una geografa, una donna entusiasmante che si occupa di temi fichissimi, ha creduto nella mia tesi quando tutti hanno riso, una persona che quando la guardo mi fa dire “Ecco. Alla sua età voglio essere come lei: colta oltre ogni immaginazione, di sinistra ma con classe, abbronzata, ligia al mestiere che faccio e con un saggio su The Walking Dead in lavorazione, perché si, l’accademia può essere divertente e può parlare di cose pop ma senza perdere la sua profondità”.
Insomma, con un filo di tremarella sono andata a trovarla e le ho portato un regalo perché sono fatta così. Una mappa del Messico (long story…) e una sulla distribuzione degli animali per aree climatiche dell’800, recuperate in un fichissimo negozio Ungherese su Etsy che vende solo mappe antiche, perché a una geografa cosa vuoi regalare se non una mappa?!
E dopo aver chiacchierato un po’, ho fatto outing dicendole, testuali parole: “faccia di me quello che vuole” (perché la mia vita non può essere solo essere moglie-madre-partecipante al concorsone, perché l’accademia fatta come la fa lei è una cosa che mi fa brillare gli occhi e perché mi merito di esercitare il cervello in cose interessanti, per la miseria! E tanto vale dire le cose come stanno nonostante l’insicurezza cronica e gli autosabotaggi continui.).
E lei ha detto che troverà di sicuro qualcosa da farmi fare.
Quando smetterò di controllare ossessivamente la mia mail in attesa di scoprire che cosa sarà questo qualcosa, probabilmente una sua mail arriverà e io avrò quel qualcosa da fare! Nell’ambito della geografia culturale! La mia vita ha sicuramente più senso, adesso.
Nel frattempo, continuo a trovare dei palliativi che mi  riempiano l’esistenza come una padella e una casseruola fichissime, anche se dell’Ikea, in cui stasera sto bollendo dei fagiolini in mancanza di pietanze più interessanti di cui occuparmi e a riempire la mia testolina buffa di nozioni sulla pubblica sicurezza, gli enti locali e il diritto amministrativo.
Vado che l’Infanta si è svegliata, era troppo bello per durare.

Rientro nei radar

Dopo una settimana di silenzio, dovuta a una full immersion nella famigliona di mammafamilias, siamo tornati a casa.
Cinque giornate toscane, in cui abbiamo dato il meglio e il peggio di noi quanto a caciara e festeggiamenti, mangiate e sceneggiate, allegre o meno.
C’è stato il non-battesimo di Gaia, fortemente voluto da tutti i nonni e bisnonni, che si è consumato in un rifugio semi montano, in una giornata fangosa, al calduccio del caminetto tra gatti e cavalli macilenti ancora in attesa di riprendersi dai rigori invernali, corroborati da fiumi di vino e chili di mortadella e panzanelle (pane fritto).
Ci sono stati innumerevoli pranzi e cene e passeggiate frenetiche per smaltirle in una improvvisa paranoia riguardante la forma fisica, un turbine di gente e le conseguenti sceneggiate serali dell’Infanta, che non gradisce la sovrastimolazione e punisce i propri genitori con interminabili pianti liberatori.

Menzioni speciali di questi giorni:

– a mio babbo, adesso passato di livello e ufficialmente Nonno Pi, che ha fatto il discorso più lungo di cui abbia memoria, alzando il calice e dicendo “Salute”. Conoscendolo come uomo più zitto del mondo, è un grande traguardo, per fortuna c’era l’amico Esse Tì, falegname e bagnino, che ha supplito all’arduo compito di mettere in fila qualche frase di senso compiuto detta con il cuore. Evviva evviva evviva.
– al mio nonno Emme, che per spirito di contrarietà non è venuto alla festa. Se fosse venuto probabilmente sarebbe crollato il monte, quindi a conti fatti meglio così. Ma non è di questo che voglio parlare: la menzione si riferisce a una battuta che voglio incidere per sempre nell’effimero della rete, pronunciata osservando la nonna Elle, che con grazia diabetica si ingozzava di qualche manicaretto durante uno dei succitati pranzoni: “Mia moglie è molto parca… scusate la vocale”
– alla Nonnafamilias che ci ospita, ci coccola e ci sopporta, cani pelosi e piscioni e a tratti rissaioli compresi.
– ai Soceri, che hanno scoperto che siamo dei casinisti nati, ci piace la confusione e viviamo di contraddizioni : “Non c’è mica bisogno di urlare!?!”, ovviamente, urlando da una parte all’altra del tavoli. E ai quali si è rotta la macchina e sono ancora in vacanza, gli venisse un po’ di bene.

Tutto sommato, è stato divertente, ma intenso.

Un anno fa ero stufa di Milano, volevo cambiare indirizzo e vita e lasciarmi alle spalle il grigio dell’asfalto e del cemento, tornare nella terra natia fatta di luoghi ameni e memorie d’infanzia. Eppure quando torniamo in città, dopo cinque giorni full-time con la mia famiglia, sono grata di aver messo qualche paio di centinaia di km tra me e loro.
Con tutto il bene che ci si vuole, adesso ho bisogno di quiete. Anche perché ho passato il primo girone del Concorsone e adesso mi tocca studiare.

Nycticorax nycticorax, Lacrosse, okara e altre storie…

Questa settimana la mammafamilias ha:

– scoperto cos’è una Nitticora. Durante una gita al parco Lambro, nel bozzo naturale che da qualche anno a questa parte si è formato nella zona dove la familia è solita arrivare con cani e tutto, veniva avvistato il suddetto ardeide, insieme a due sapiens, evidentemente bird-watchers, intenti all’osservazione colta e silenziosa del raro esemplare, a mezzo binocolo e macchina fotografica telescopica. Mentre i cani facevano splash-splash nell’acqua, rischiando di spaventare la fauna avicola, mammafamilias, intuendo il fatto che l’uccello in questione era cosa rara e mai avrebbe saputo di cosa si trattasse se non agendo tempestivamente, si dirigeva verso i due sciuri attrezzati e attaccava bottone con la sua consueta faccia di tolla, guadagnando eterna erudizione sulle abitudini della Nitticora e la sensazione di aver fatto una buona azione, giacché si vedeva che il nostro aviofilo non vedesse l’ora di condividere il suo sapere.

– forte del suo nuovo sapere e deliziata dalla biodiversità del Parco Lambro, decide che la famiglia dovrà stabilirsi lì vicino, inizia dunque ossessiva ricerca di appartamenti in zona.

-osservato i progressi dell’Infanta, che ormai afferra, tira, osserva innamorata e stupita per poi assaggiare con foga qualunque cosa su cui riesca a mettere le mani. Coccinello, il sonaglio-coleottero, è dichiarato must-have primavera estate ’14.

– visto dal vivo delle giocatrici di Lacrosse in azione. Conseguentemente, dedotto che nelle sterminate e gelide pianure canadesi dove vengono allevate tali valchirie, ci si nutra di cibi radioattivi che stimolano oltremodo la crescita muscolare, l’aggressività e la biondezza.

– autoprodotto il tofu e di conseguenza l’okara. Grande successo festeggiato con uno degli esperimenti panificatori migliori dell’anno.

– partecipato a pranzo pasquale in differita con famiglia acquisita, in allevamento estensivo di mucche con annesso agriturismo. Luogo che sarebbe da boicottare per senso animalista e per la deriva ideologica vegana che sta prendendo il sopravvento ultimamente. L’Infanta si esibisce in un sit in di protesta, dormendo profondissimamente tutto il tempo in fascia, sotto gli sguardi invidiosi di chi vorrebbe come lei schiacciare un pisolino, appesantito dalla seconda porzione di lasagna al forno. Mammafamilias fa la traduttrice simultanea per Yoko, la fidanzata giapponese del cugino del babbo e rivive le gioie del volontariato animalista con un cucciolo di Australian Shepherd, pareggiando il proprio karma nei confronti dei malvagi allevatori di mucche. Fuori piove, sui giusti e sugli ingiusti.

E martedì, c’è Il Concorso.