Barcapari – teoria e pratica

La materfamilias ha avuto una battuta d’arresto involontaria che dura ormai da un paio di mesi.
Ha avuto una giornata pesante, ma ha scoperto l’hot spot col cellulare e quindi nonostante la situazione di isolamento dai mezzi di moderna comunicazione in cui la nuova casa la costringe permanga, sente il bisogno proprio perché la giornata è stata dura, di condividere i recenti avvenimenti in maniera sintetica ma, ci si augura, chiara. In ordine semicronologico, i fatti sono stati tanti e variegati, le situazioni talvolta paradossali e con momenti tragici, ma nonostante il destino avverso, abbiamo tenuto la barca pari.
Tutto ciò senza mancare di sentirsi in colpa visto che il babbofamilias è di là, che cucina con l’Infanta in braccio, che fa il casalingo. Un giorno saranno le macchine a svolgere il duro compito della panatura della cotoletta di pollo al nostro posto, ma quel giorno non è ancora giunto e quindi, babbofamilias, te tocca.

  • abbiamo traslocato. E questo meriterebbe un romanzo a se’, perché traslocare e forza di braccia, con una bambina piccola e una panda, fatta salva l’occasionale station-wagon imprestata, è stata un’impresa epica.
  • abbiamo festeggiato il natale in Toscana – la mammafamilias ha ricevuto in dono una macchina fotografica, uno schema per il mezzopunto, un’automobile seppur usata. Ed è stato bellissimo
  • abbiamo festeggiato il primo compleanno dell’Infanta. Meno male che c’era il vino. Ed è stato bellissimo.
  • abbiamo fatto i conti con il freddo della campagna, che ci ha portato a conoscere approfonditamente l’anatomia delle stufe a pellet. Che scaldano. Tanto.
  • l’Infanta si è ustionata entrambe le mani sul vetro della suddetta stufa. Questo ha significato litri di angoscia e venti giorni di medicazione in pronto soccorso, una prognosi ancora incerta per quel che riguarda le conseguenze a lungo termine dell’incidente.
  • quando non c’è stato più bisogno di andare in ospedale tutti i giorni, sia il babbofamilias che la mammafamilias hanno preso l’influenza. Ma per un giorno solo perché non ci si poteva permettere altro.
  • abbiamo installato una stufa in più perché il freddo in campagna è freddo vero. E anche delle recinzioni appositamente acquistate per evitare l’incidente, che sono arrivate giorni due dopo che il suddetto incidente era successo
  • ho scoperto un sito che sa il fatto suo per proteggere i figli dalla gente malata di cui al mio ultimo post (che non volevo rimanesse l’ultimo per sempre anche per la pesantezza dei temi trattati): http://www.themamabeareffect.org/
  • Ho iniziato a lavorare per l’Azienda. Della serie vai avanti te che a me mi scappa da ridere.
  • abbiamo un giardino, abbiamo la natura tutto intorno, siamo a un quarto d’ora da Milano, ho mille cose da scrivere e da dire sul luogo un po’ magico, duro e decadente in cui siamo venuti a stare, ma non ho ancora avuto un momento e poi, non vorremo mica dirci tutto e subito, no?

Ventotto

Siamo agli sgoccioli di questo decennio di “venti”… Venti da nord, da sud e da tutto intorno, un turbine in cui si parte ancora bimbe e si arriva in fondo mogli e madri e laureate e a pensare ai mutui e alla carriera si/carriera no, alla conciliazione famiglia-lavoro e a tutte quelle cose che sembravano lontanissime, appartenenti a un’altra specie di viventi ma che all’improvviso diventano il tuo ordine del giorno, urgente e senza possibilità di procrastinazione.
A pensarci troppo mi viene il groppo (bella rima, badialima!) e allora preferisco andare avanti a testa bassa, che mi viene meglio.


Ieri, appunto, giorno del mio ventottesimo compleanno, è stata quella che nella vita delle persone normali si può definire una “giornata campale”.
C’è stata la preselezione del Concorso (che affettuosamente si potrebbe chiamare anche Concorsone, vista la folla biblica che ha affollato l’esame), alla quale ho partecipato a denti stretti e con lo stomaco attorcigliato per l’ansia.
Tra le mie Paranoie, vince il Paranoio d’Oro della giornata il terrore di non risultare nella lista degli iscritti.
Fortunatamente c’ero. Mi hanno cercato e trovato nel fitto dei nomi due amabili anziani armati di lente d’ingrandimento, mi hanno messo un bracciale di carta verde, mi hanno dato il foglio con le istruzioni e spedita dentro col resto della madria.
Le restanti posizioni nella top-ten dell’ansia ieri sono state occupate da pensieri vagamente schizoidi tipo: “E se poi passo?” “Non è il lavoro della mia vita, ho due lauree, cosa ci faccio qui?” “Pensa al mutuo” “Pensa alla bimba” “Buzzurri” “E se non passo?” “E se inciampo nei gradini e mi rompo l’osso del collo contro la spalliera di ferro?” “E se il sound system crollasse sul tavolo della commissione?”. Un variegato brainstorming di questo tenore caratterizzato da dettagli pulp, che si è interrotto quando sono iniziati i mistici, concitati 25 minuti di prova, in cui la mente fa il favore di dedicarsi di una totalizzante totalità finalizzata a rispondere ai 60 quesiti, come nelle migliori meditazioni. Vedremo cosa si è raccolto tra una settimana, quando tutti e diecimila i test saranno passati sotto l’occhio del correttore automatico e si saprà se sono stata ammessa alla seconda prova o meno. Ho ricevuto varie foto di culi di Aussie e di code di gatto incrociate da parte delle amiche, che nel momento del bisogno si riconoscono anche da questi gesti di vera solidarietà e vicinanza emotiva.

L’Infanta in tutto ciò è stata con il babbofamilias per l’intera mattinata e se la sono cavata alla grande, anche grazie alle fatiche congiunte mie e del tiralatte.

Avendo quindi non una (il mio compleanno), non due (il Concorsone), ma ben tre (mamma e figlia che si ritrovano dopo il tempo più lungo passate separate dal concepimento a adesso, cinque ore circa) cose da festeggiare, il babbofamilias ci ha caricate sul bus sessantuno e siamo stati in centro a mangiare gli arancini alla norma io, i miei preferiti quando ero incinta, e il panino con la milza lui, perché nonostante l’apparenza e l’ascendenza padana, nel suo petto batte un cuore sicuramente terronissimo.
Poi mi ha portato a vedere la mostra di Klimt, per la quale ho un solo commento: emozionante. Ci voglio tornare. Ho anche comprato il catalogo, dando una spallata all’austerity che ci contraddistingue ormai da mesi.

A sera, mi sono guardata indietro e ho avuto l’impressione di aver vissuto quattro giorni pieni, tanto ero stanca.

Avevo talmente tanto sonno che a nulla è servita la voglia di continuare  a leggere la mia ultima ossessione, cioè i fumetti di The Walking Dead su youtube: il letto ci ha viste crollare alle ore otto, un’ora prima della nostra solita ritirata, quando fuori era ancora chiaro.