Cose belle prima durante e dopo Pasqua

La primavera ormai è esplosa.
La Mammafamilias fa cose e vede gente. Ha iniziato una cura ricostituente, perché nonostante le ingenti quantità di cibo che ingurgita le cascano i pantaloni che prima le andavano stretti – per quanto il raggiungimento della megrezza sia uno dei traguardi della donna bianca occidentale, la nonnafamilias l’ha vista smunta e le ha dato lo sciroppo all’Alfa Alfa per rimettersi un attimo in sesto.
La mammafamilias ha preso una filonata per i reality che parlano dell’Alaska e vuole diventare l’esperta mondiale in materia, scrivendo fiumi di parole e concetti profondissimi sull’argomento, magari a notte fonda: ha troppo da fare e talvolta rimpiange di non aver mandato l’Infanta al nido. Ma la scelta era tra la pastasciutta nel piatto e il costosissimo nido, per cui ha scelto la pastasciutta e riserva allo studio e alla meditazione sui massimi sistemi le ore della notte più nera e profonda.
Intanto in questo luogo alle porte della Grande Città finalmente la primavera sta esplodendo: i Narcisi fioriscono, le gemme stanno per esplodere, le salamelle sfrigolano sulle griglie, gli alberi da frutto fioriscono e l’erba cresce ipertrofica.
La Rosa, sottoposta a una radicale potatura, ha buttato di nuovo e questo ha placato le ansie di una giardiniera che ha visto operare per anni ma ha da poco preso in mano i ferri del mestiere e temeva di aver amputato il paziente in maniera troppo radicale.
I miracoli della natura.
Adesso la materfamilias torna a studiare i regolamenti didattici di Ateneo, perché la competizione per lavorare nelle segreterie didattiche sarà feroce e lei non deve trovarsi impreparata.

Scene da un inverno appena trascorso (II)

E quindi… nulla.
Noi viviamo qui.
A circa 30 minuti dal Duomo di Milano.
Quest’anno è partito in salita (come gli anni scorsi, del resto), ma esserci trasferiti qui è stata sicuramente cosa buona e giusta.

Nella mia ora di libertà

Il babbofamilias ha fatto un regalo di san Valentino alla materfamilias.

Le ha donato circa cinque ore di tempo: bene indisponibile, impagabile, prezioso e irripetibile.

Il programma fin qui ha compreso numero uno lavatrici di capi delicati per arginare il senso di colpa, doppio caffè con panna montata avanzo del dessert della cena di ieri sera e ricciarello dono dell’amica D. (il tutto seduta, leggendo repubblicapuntoitte dal cellulare), lavaggio tazze della colazione, seduta di maquillage accurato con constatazione che si, il mascara sta finendo e che si, ho bisogno una terra abbronzante e anche di migliorare l’idratazione della pelle del mio viso sempre fresco ma non più giovanissimimisisismo, progetto di depilazione polpacci abortito, svolgimento di parte dello schema di mezzopunto ricevuto in dono dalla nonnafamilias per Natale, ricerca Kindle per recupero romanzo lasciato a metà ormai mesi fa, sfida al maltempo e uscita con le amiche, tra cui una che non si vede da anni in quanto ormai trasferita in Perù a svolgere la nobile professione dell’antropologa, acquisto di oggetti tendenzialmente superflui e auspicabilmente in saldo, tra cui il suddetto mascara.
Ore 18: coprifuoco e rientro nei ranghi dell’attività materna.

Sarà un bel pomeriggio. Facciamo in modo di non sprecarlo.

Barcapari – teoria e pratica

La materfamilias ha avuto una battuta d’arresto involontaria che dura ormai da un paio di mesi.
Ha avuto una giornata pesante, ma ha scoperto l’hot spot col cellulare e quindi nonostante la situazione di isolamento dai mezzi di moderna comunicazione in cui la nuova casa la costringe permanga, sente il bisogno proprio perché la giornata è stata dura, di condividere i recenti avvenimenti in maniera sintetica ma, ci si augura, chiara. In ordine semicronologico, i fatti sono stati tanti e variegati, le situazioni talvolta paradossali e con momenti tragici, ma nonostante il destino avverso, abbiamo tenuto la barca pari.
Tutto ciò senza mancare di sentirsi in colpa visto che il babbofamilias è di là, che cucina con l’Infanta in braccio, che fa il casalingo. Un giorno saranno le macchine a svolgere il duro compito della panatura della cotoletta di pollo al nostro posto, ma quel giorno non è ancora giunto e quindi, babbofamilias, te tocca.

  • abbiamo traslocato. E questo meriterebbe un romanzo a se’, perché traslocare e forza di braccia, con una bambina piccola e una panda, fatta salva l’occasionale station-wagon imprestata, è stata un’impresa epica.
  • abbiamo festeggiato il natale in Toscana – la mammafamilias ha ricevuto in dono una macchina fotografica, uno schema per il mezzopunto, un’automobile seppur usata. Ed è stato bellissimo
  • abbiamo festeggiato il primo compleanno dell’Infanta. Meno male che c’era il vino. Ed è stato bellissimo.
  • abbiamo fatto i conti con il freddo della campagna, che ci ha portato a conoscere approfonditamente l’anatomia delle stufe a pellet. Che scaldano. Tanto.
  • l’Infanta si è ustionata entrambe le mani sul vetro della suddetta stufa. Questo ha significato litri di angoscia e venti giorni di medicazione in pronto soccorso, una prognosi ancora incerta per quel che riguarda le conseguenze a lungo termine dell’incidente.
  • quando non c’è stato più bisogno di andare in ospedale tutti i giorni, sia il babbofamilias che la mammafamilias hanno preso l’influenza. Ma per un giorno solo perché non ci si poteva permettere altro.
  • abbiamo installato una stufa in più perché il freddo in campagna è freddo vero. E anche delle recinzioni appositamente acquistate per evitare l’incidente, che sono arrivate giorni due dopo che il suddetto incidente era successo
  • ho scoperto un sito che sa il fatto suo per proteggere i figli dalla gente malata di cui al mio ultimo post (che non volevo rimanesse l’ultimo per sempre anche per la pesantezza dei temi trattati): http://www.themamabeareffect.org/
  • Ho iniziato a lavorare per l’Azienda. Della serie vai avanti te che a me mi scappa da ridere.
  • abbiamo un giardino, abbiamo la natura tutto intorno, siamo a un quarto d’ora da Milano, ho mille cose da scrivere e da dire sul luogo un po’ magico, duro e decadente in cui siamo venuti a stare, ma non ho ancora avuto un momento e poi, non vorremo mica dirci tutto e subito, no?

Storie di scatoloni

Scrivo dal soggiorno vuoto, c’è solo il divano, il tavolo e le seggiole.
La casa poco a poco si svuota, facciamo la cernita delle cose da conservare e quelle da regalare o buttare, io oppongo fiera resistenza a aprire le scatole in cui conservo diari, biglietti, cartoline, in una parola i miei ricordi, nel frattempo passo in rivista in miei maglioni e decido di tenerli tutti.
Le librerie sono smontate da una settimana, ormai, gli scatoloni si accumulano nel ripostiglio della casa nuova mentre quella vecchia resta sempre più spoglia.
Cammino per il mio quartiere, strade che amo e che ho amato in questa Milano che sento sempre un po’ in prestito e dico la verità mi viene un po’ il magone.
Questa è una casa che abbiamo voluto e amato, nel suo essere sgarrupata, con gli impianti in disordine e la caldaia a singhiozzo, con il suo sottotetto e il suo terrazzino, i vicini adorabili, il bar aperto fino alle due di notte, il bagno orrendo ma almeno hai qualcosa di concreto contro cui inveire, la cucina piccola, in cui ci si entra appena ma che se si vuole ci si sta fino in sei a mangiare attorno a quel tavolino striminzito, che diventa caldissima e d’inverno non  hai voglia di andartene più e ti prepari un’altro tè.
Penso che avremo bisogno di una seconda macchina, è inutile che mi trastulli nell’utopia del vivere in campagna come negli anni 40, a forza di carretti e biciclette, con la corriera che passa una volta ogni ora e la macchina come una cosa rara.
Sono nata nei decenni sbagliati?
L’Infanta dorme e mangia, lei non lo sa ma sta crescendo come un fungo, le spuntano denti nuovi, nuove espressioni e nuovi suoni, padronanza di movimenti che fino a poco fa non padroneggiava e modi sempre nuovi e sorprendenti di mettersi nei pasticci, un’idiosincrasia per il bagnetto, cui oppone fiera resistenza finché non si accorge di divertirsi.

Io ho tempo a stento per pensare, non leggo più, non navigo più su internet, per non sentirmi tagliata dal mondo ascolto i podcast di radiotre, che mi danno sempre quell’iniezione di nutrimento intellettuale di cui la donna dall’istruzione medio-alta può sentire il bisogno.
Incrocio le dita e spero di scrivere il prossimo post seduta a un’altro tavolo, situato in una stanza di un’altra casa, a una quindicina di chilometri da qui.

Come sopravvivere con due cani, due gatti e una bambina piccola in un appartamento: 5punti…

… prima che scatti l’allerta sanitaria.
Cavalco e anticipo l’onda che mi sta per travolgere ovvero il trasloco più o meno imminente, o meglio le sue conseguenze: un mio rinnovato interesse per l’economia domestica, che si esprime in ripetute narrazioni su come tento di tenere la casa libera dal caos completo.

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Baby-Step (ovvero: questa volta prendiamocela con calma)

Sono a quasi una settimana nel mio vecchio-nuovo cammino a passi piccoli e il bilancio è tutto sommato positivo.
L’ordine sta lentamente tornando. La casa è sempre nel caos ma quello che conta è che l’ordine stia lentamente tornando dentro di me.
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Io vado eh – Storie di

È difficile raccontare di momenti interiori intensi. Siamo a un passo dalla svolta ma non riusciamo a afferrarla, facciamo un passo verso e lei si sposta di un passo più in là.
Il mio oroscopo dice che non sto sbagliando obbiettivo ma dovrei cambiare il passo con cui affronto la strada per raggiungerlo.
Tra le opzioni considerate finora: trattori, biciclette, deltaplani, corse, capriole, danze.
È difficilissimo sedersi ad aspettare una telefonata da cui dipende un maggiore benessere, una vita più rilassata, più facile. Da cui dipende una casa più bella e più grande e più economica, così unica che sembra un’occasione più unica che rara e come tutte le cose preziose comporta una buona dose di impegno per essere ottenuta perché vorrai mica essere l’unica famiglia che ci vuole mettere su le zampette? La verità è che negli ultimi mesi ho preso un po’ troppe musate contro realtà un po’ troppo dure. E le mie energie cominciano a esaurirsi. Per cui mi concentro sulle cose belle, elencate qui sotto in ordine sparso così quando ho novantanni e le rileggo mi viene da piangere.
Sarò monotematica.
Parlerò di mia figlia.

– L’Infanta mangia la pizza. E molto altro, ma ne abbiamo già parlato di autosvezzamento e non vorrei diventare monotematica, ma il suo gusto per i cibi mi stupisce e mi rende orgogliosa e felice.
– L’Infanta è ancora senza denti alla soglia dei mesi nove di età
– L’Infanta ha ricevuto oggi il suo primo vero paio di scarpe. Perché lei, di mesi quasi nove di età, vuole camminare. Ebbene si. Siccome siamo poveri e le scarpe per bambini degne di questo nome costano una fucilata, abbiamo ripiegato sul negozio di seconda mano dove ci si rifornisce regolarmente e dove con una cifra decente abbiamo rimediato delle polacchine blu numero 18, modello suor Maria Baffona Baby, che però sono di pelle morbidissima. L’alternativa erano delle scarpette rosa e bianche con inserti pitonati argento. Quando si va all’usato non ci sono mezze misure. Fin dalla più tenera età viene chiesto alle bimbe se schierarsi dalla parte di una sobria austerità monacale o verso la frivolezza che porta inevitabilmente le ragazzine di tredici anni a ballare sul cubo il sabato pomeriggio. Dilaniata dai conflitti interiori, ho scelto la via della santità. Almeno per ora, posso fare queste scelte al posto dell’Infanta, che continuerà grazie a me a essere scambiata per un maschio, vista la cronica mancanza di glitter nel suo guardaroba.
– L’Infanta svuota, riempie, mette a posto, prende cose minute con le sue piccole dita e le sventola, sfoglia i suoi libri di cartone, spazza per terra con le mani, si lancia dal letto con un tonfo orrendo che mi fa perdere qualche anno di vita e gelare il sangue nelle vene ma graziesignoregrazie non si fa nulla.
– L’Infanta adesso dorme saporitamente dopo una giornata lunga, senza un pensiero al mondo, mentre io ho il torcipanza e il pensiero della casa. Questa bambina ha tutta la mia stima.

Appunti veloci , a futura memoria, in ordine sparso

– Molliamo casa a Milano e andiamo a stare da qualche altra parte. Ci sono buone probabilità che questa altra parte sia alle porte della suddetta metropoli ma in un’oasi di pace e serenità.

– L’Infanta, di mesi otto e quattro giorni, da oggi si tira in piedi reggendosi a un appiglio qualunque e al grido di “Senza mani!” lascia la presa, resta in equilibrio qualche secondo e poi crolla sul suo sederotto imbottito. A volte, piange. Più spesso, ricomincia caparbia.

– Fuori dalla mia finestra suonano musica neomelodica a tutto volume. Vedi punto 1.

– Ho accettato un lavoro. Che è venuto a cercare me e non sono andata a cercare io. In un ufficio stampa. Non so da che parte iniziare ma pare avrò un bravissimo maestro. Che non ho ancora iniziato. Comincio in settimana. Dura un mese. Paga: non ancora quantificata. Ma in questo momento di vacche rachitiche, vale tutto. Terrore e felicità si alternano senza soluzione  di continuità mentre rifletto su come farò, cosa sarà di me, della mia famiglia, del trasloco e di tutto il resto. Il tempismo perfetto è una delle mie migliori qualità, del resto. Se non ho almeno tre grosse cose da fare tutte insieme, mi annoio.

passo e chiudo.