Nella mia ora di libertà

Il babbofamilias ha fatto un regalo di san Valentino alla materfamilias.

Le ha donato circa cinque ore di tempo: bene indisponibile, impagabile, prezioso e irripetibile.

Il programma fin qui ha compreso numero uno lavatrici di capi delicati per arginare il senso di colpa, doppio caffè con panna montata avanzo del dessert della cena di ieri sera e ricciarello dono dell’amica D. (il tutto seduta, leggendo repubblicapuntoitte dal cellulare), lavaggio tazze della colazione, seduta di maquillage accurato con constatazione che si, il mascara sta finendo e che si, ho bisogno una terra abbronzante e anche di migliorare l’idratazione della pelle del mio viso sempre fresco ma non più giovanissimimisisismo, progetto di depilazione polpacci abortito, svolgimento di parte dello schema di mezzopunto ricevuto in dono dalla nonnafamilias per Natale, ricerca Kindle per recupero romanzo lasciato a metà ormai mesi fa, sfida al maltempo e uscita con le amiche, tra cui una che non si vede da anni in quanto ormai trasferita in Perù a svolgere la nobile professione dell’antropologa, acquisto di oggetti tendenzialmente superflui e auspicabilmente in saldo, tra cui il suddetto mascara.
Ore 18: coprifuoco e rientro nei ranghi dell’attività materna.

Sarà un bel pomeriggio. Facciamo in modo di non sprecarlo.

Varie ed eventuali (ovvero, le sette piaghe dell’outlet e altre storie)

– Sono stata Milano per meno di 24 ore, letteralmente a rincorrere un sogno e a fare quel che mi riesce meglio (a volte, come di evincerà dalle seguenti vicende): avere poche idee ma confuse e dare a tutti l’impressione che non solo non siano poche, ma siano anche perfettamente ordinate, incasellate, consequenziali e supportate da una buona dose di buon senso. Il bello di questo periodo storico di incertezza e precarietà, se devo trovarlo, è questo. Non abbiamo nulla da perdere e quindi possiamo anche buttarci, tanto alla peggio vado a fare la cassiera e tanti saluti. La conclusione di questo incontro è che tutto è rimandato al prossimo anno, perché non ci sono abbastanza soldi. Questo ha trasformato la giornata da “Stancante ma piena di motivazione positiva” in “Giornata di merda ma che affronto con il sorriso, perché si.”. Partono furiose elaborazioni mentali in background di piani b, c, d, k, xyz, che assorbono il 70% della mia energia vitale per il resto del tempo. Scarsa presenza e ruminazione continua di pensieri più o meno apocalittici sul futuro: prima piaga dell’outlet, fondamentale perché condiziona lo spirito con cui ho affrontato le seguenti.

– il Babbofamilias esprime il desiderio, al ritorno, di non prendere una strada diretta per la costa, ma di deviare e fermarci, appunto, all’outlet. Ha bisogno di un paio di pantaloni e un paio di scarpe: in qualità di consumatore seriale di vestiti e di uomo dai gusti difficili in fatto di vestire, ne ha pieno diritto. In più, mi sembra una buona occasione per riprendermi dalla cocente delusione con un po’ di sano shopping, nonostante lo shopping di vestiti resti off limits perché provarmi un paio di jeans mi provoca ancora crisi di panico. Ci mettiamo in viaggio. Va tutto bene. La campagna è assolata, ma l’aria condizionata funziona. Isoradio ci ammonisce: un veicolo ha perso “materiale oleoso” sulla carreggiata, e l’uscita è forzata in un paesino qualunque, che innocentemente supponiamo essere collocato *dopo* la nostra meta. Il TIR che perde il suo carico è sicuramente la più grande piaga dell’outlet in termini di dimensioni fisiche e portata sul mondo reale, nonché la seconda.

– I nostri simpatici smartphone muoiono, il caricabatterie che teniamo in macchina muore. Siamo tragicamente messi di fronte alla nostra tecnodipendenza. Senza mappa e senza un briciolo di senso dell’orientamento, mentre il babbofamilias ha attivato il suo famoso smoccolatore chiamando a raccolta tutti i santi del paradiso, ci avventuriamo per la campagna, alla ricerca dell’outlet. Il fallimento della tecnocrazia umana, con conseguente avvento prossimo futuro dei Terminator: terza piaga dell’outlet.

– Troviamo l’outlet. Il sole è a picco. Il mio morale è a terra. Non hanno il gusto di gelato che vorrei. Tutto costa troppo e mi sembra un triste dispiegamento dei residui del nostro consumismo. Babbofamilias trova scarpe e pantaloni. Io non trovo un cazzo e ripiego su dei cosmetici che in condizioni normali non avrei mai comprato, in colori e consistenze che sono vestigia di una preadolescenza ormai lontanissima. Fallimento completo del potere taumaturgico dello shopping + rischiato colpo di calore: quarta piaga dell’outlet.

– Le ore passano. Percepisco chiaramente la preoccupazione della nonnafamilias attraverso l’etere, grazie alla telepatia che sviluppiamo interiorizzando i nostri genitori. Con un’ora di ritardo rispetto al momento del nostro arrivo, ripartiamo. Ci perdiamo, alla ricerca dell’autostrada aperta, che è lontana. Quella vicina e comoda è chiusa perché la perdita oleosa non è ancora stata ripulita del tutto. Ci perdiamo inesorabilmente. L’avatar del Rag. Fantozzi appare in cielo e ci benedice. Lo smoccolatore continua a funzionare a pieno regime. Il sole tramonta e la quinta piaga dell’outlet, in tutto e per tutto simile alla terza, si esprime.

– Litighiamo. Sesta piaga dell’outlet.

– Viaggiamo sulla Genova-Livorno accompagnati da una quantità mostruosa di camion, arrivando a casa alle ore 10.30 di sera. Settima e ultima piaga dell’outlet. La nonnafamilias ci attende sull’attenti, parzialmente tranquillizzata dalle forze dell’ordine a cui si è rivolta per capire se ci eravamo spiaccicati sull’asfalto. Ci nutre e ci spedisce a dormire, crollando tramortita a sua volta. Una donna, un comandante inesorabile. Lo smoccolatore si spacca, avendo esaurito la sua funzione e avendo lavorato fuori giri per troppo tempo. Santi, beati e compagnia cantante tornano a casa, in Paradiso, dopo ore e ore di duro lavoro.

La prossima volta, i Levi’s li compriamo a prezzo pieno.
L’infanta è stata per tutto il tempo praticamente un angelo. Ha un futuro da crisis manager.
I piani di riserva continuano a prendere forma e speriamo presto anche sostanza.

Alla fine ho rivisto le mie amiche delle medie e del liceo ma tali e tante emozioni e riflessioni sulla vita e sugli affetti meritano un post dedicato.