Catarsifamilias reprise

Da qualche mese a questa parte, questo luogo ha la funzione di piccolo angolo segreto in cui, quando la stretta allo stomaco diventa troppo forte, vengo e mi racconto, in modo che poi respiro un po’ meglio.

Non sono tempi facili per la materfamilias, ma non sono nemmeno difficili. Forse il termine giusto è “impegnativi”.
Impegnativi come andare in montagna, come fare un viaggio, in cui a volte incontri cose belle a volte ti succedono cose bruttissime, ma poi quando torni a casa ti senti meglio di prima.

La mammafamilias, alla porta dei trenta, si scontra con l’essere davvero adulta: in queste mesi ho l’impressione che davvero non ci sia più nessuno a fare da filtro tra me e il mondo, apparte me stessa.
Per questo mi cucco tutto: il bello e il buono, il gentile e l’arrogante, quello che ti scava le fosse in giardino e manco chiede scusa e quello che ti dice “dai che ce la fai” anche se non ti conosce, che ti ringrazia per il lavoro che gli devi comunque.

L’infanta nel frattempo sta imparando a parlare, a fare i salti, a fare le capriole, i pasti non sono più una lotta senza quartiere e mamma e babbofamilias hanno iniziato a parlare di un possibile uovo misterioso, facendo riferimento all’illustre famiglia Polli del libro degli animali.

La mammafamilias per ora non è gravida, ma diciamo che vorrebbe, anche se non sa bene come potrebbe fare.

Ma, come quando si va in montagna, come quando si va a fare un viaggio, sa anche che le risorse e le risposte arriveranno, quando ci saranno le situazioni giuste da affrontare.

Ora torno a lavoro.

A casa nel mondo

Come sapete, la Familias è attiva nello scambio gratuito di ospitalità.

Hanno profili più o meno attivi su Warmshowers e Couchsurfing, oltre che Workaway.

Tutte le volte che qualche viaggiatore, solitario o meno, passa dalla loro casa, la Materfamilias ha quella sensazione un po’ epica e un po’ commovente e piena di speranza di essere tutt’uno con l’umanità, che nel mondo ci sia ancora del buono, che “L’ultima casa accogliente prima delle terre selvagge” possa essere la sua e questa sensazione le resta addosso come una copertina riscaldante per vari giorni.
Aprendo le porte a perfetti sconosciuti, prendendoci il rischio, che rischio è fino a un certo punto, trattandoli come amici invece che come nemici, con simpatia e confidenza anziché diffidenza e sospetto, condividendo il pane e il sale, l’aqua calda e il tetto, rinnoviamo il rituale dell’ospitalità che è vecchio come il mondo, creiamo uno spazio di pace e di fratellanza universale, e senza tanti giri di parole, in questo modo la Mammafamilas si sente di andare sonoramente in quel posto a terroristi di qualunque colore, alle bombe più stronze e in generale alla paura degli altri esseri umani, che diciamocelo, ultimamente è ben oltre il livello di guardia che lei considera accettabile.
Più o meno ogni tre mesi, la nostra famiglia riceve questa iniezione di bontà, che funziona come un balsamo benefico, nonostante gli sguardi dei vicini che osservano questi stranieri che vanno e vengono e sollevano il sopracciglio – ma non sanno che si perdono.

Questo giro è passato sotto il nostro tetto James, britannico, che è stato accolto da una chiamata con la cugina D e la nonnafamilias su Skype, ha mangiato come un lupo, ha raccontato un mucchio di cose sulle bici, sul suo viaggio in bici che dura da un anno ma è appena iniziato, e ci ha invitato a casa sua, ovunque sarà casa sua in futuro.

La mammafamilias adesso ha voglia di prendere la bici e andare.
L’amica D (nella mia vita ci sono decisamente troppe persone con la D), ha giustamente osservato: ti ha ispirato, ma stai a rosica’.

Parole sante.