The Dark Side of the Moon

Sono sveglia da più di 13 ore di fila.
Non mi sono fermata un attimo, sono le sette di sera.
Ho appena visto un’application per un lavoro che mi interessa moltissimo e vorrei mettermi a prepararla immediatamente. L’Infanta mi vuole, terribilmente mi vuole e mi desidera con ogni fibra del suo essere: è stata una giornata lunga anche per lei, siamo state divise tanto tempo tra nido, lavoro, giochi.
Mi sento una persona e una  madre orrenda, perché invece io vorrei solo starmene da sola, a pensare al modo migliore di elaborare la mia application, magari sorseggiando un tè, mentre la cena si prepara, oppure si potrebbe anche saltare, la cena, per stasera.
Ieri sera sono stata qui, a fare un laboratorio di arte e teatro proprio su questo malessere.
Sugli aspetti bui e nascosti della maternità, sulle lacrime che nessuno (nemmeno noi stesse) vogliamo vedere, su come a volte usiamo i figli per proteggerci dal mondo e questo ci fa vergognare, perché al giorno d’oggi essere solo mamma non si può, essere stanca per qualche mese non si può, essere stufa ogni tanto non si può, avere incubi spaventosi in cui figli ci divorano vive, ci fanno a pezzi, non si può. Di come è difficile trovarci in un mare in tempesta e tenere la barra dritta o almeno provarci, di come rivorremmo il lettone tutto per noi, di come i figli ci asciugano le tette e l’anima, di quella Medea che si annida nelle pieghe più nascoste e oscure e inenarrabili di ognuna di noi.
Chiamare a raccolta le nostre antenate, raccontarci nelle parole delle altre, mangiare la torta, sono tutte cose che mi hanno fatto innamorare di questo laboratorio.
Ma raccontarvi nel dettaglio il lavoro che si fa a MAdRi non avrebbe senso perché questo genere di narrazione va vissuta, e poi c’è la pagina facebook in cui si vede tutto (anche la sottoscritta, che è scarsamente fotogenica e spettinata come in poche occasioni è stata).
È un ciclo di quattro incontri, in cui si raccontano gli aspetti più importanti, o forse è meglio dire, quelli che sono meno alla luce della ribalta e meritano uno scavo interiore, dell’essere madri: il parto, i lati in ombra, l’aborto, i modelli di maternità
Vorrei aver partecipato dal primo incontro e non dal secondo. La mia anima ne è uscita lucidata, rinfrescata, riposata, riappacificata con se stessa e il suo vissuto di figlia, di mamma, di donna.
Se siete a Milano, fatemi un favore, scrivete alle organizzatrici e precipitatevi.

Storie di: mattinate in bici

We have a dream: andare a giro in bici, di più, meglio, più a lungo, ma soprattutto in vacanza.
Per realizzare questo sogno impossibile (?), ci siamo procurati un carrello/passeggino/jogger in cui l’Infanta sta come un papa. Una di quelle magie di ebay, robe che nuove manco col binocolo, ma poi trovi quello che ha fretta di vendere, e svende a un quinto del prezzo. L’unica cosa che mancava al nostro Chariot, arrivato con il kit per andare a correre, era il kit per la bici, che abbiamo comprato a parte. Oggi, poco sole ma niente pioggia, ci è parla la giornata perfetta per provarlo, e anche per esplorare un po’ i dintorni. Sono sei mesi che ci siamo trasferiti, ma l’inverno è stato lungo e le passeggiate permettono di avere un raggio di azione un po’ limitato.
L’Infanta ha reagito molto bene: ci sono stati i primi momenti di assestamento, ma poi si è fatta un sonoro pisolo, dopo il quale ha ripreso conoscenza e si guardava in giro, tranquilla e serena, sgranocchiando i biscotti che le avevo portato per merenda.
Esperimento perfettamente riuscito.
Noi abbiamo scoperto che esiste una costellazione di cascine e piccoli agglomerati più o meno abitati, viali alberati, vecchie pompe dell’acqua, canali, orti clandestini che vanno la pena di essere visti. La campagna a sud di Milano non è di certo la più bella del mondo, ma ha un fascino un po’ triste, ordinato, composto, quasi rassegnata – penso agli eserciti di contadini che contro le zanzare e contro la fame hanno dissodato e coltivato queste zolle per secoli e secoli -, ma poi ti regala momenti in cui ti sorprende con la limpidezza e i colori.
Siamo partiti verso le 11, alle 12.30 siamo rientrati e abbiamo cucinato una colossale pasta al pomodoro: non sarà stata l’eroica, ma ci siamo dovuti gratificare.
La prossima volta allargheremo il giro: voglio arrivare al ponte sul Lambro e passare da una cascina che è anche un agriturismo, in attesa di una vera avventura, magari di un weekend.
Chissà se l’Infanta apprezzerà il campeggio e tragitti più lunghi…

Storie di una Daruma Doll

Sono successe tante cose.
Ho compiuto 29 anni, l’Infanta ha un molare che ci è costato lacrime sangue febbre e una sleep regression da panico, ormai corre in giro, ho festeggiato il mio secondo anno da mamma ma sottovoce come piace a me, in Grey’s Anatomy è successo di tutto e di più, ho lasciato il lavoro per l’Azienda, che poi era un lavoro per modo di dire ma vabbè, perché mi voglio concentrare su C to Work, che si sta rivelando una fatica e uno sforzo, ma uno di quelli che fai volentieri, come quando si va in montagna o a correre e hai quel momento che spezzi il fiato, il cuore batte forte, sudi da morire e dici oddio non ce la faccio, adesso torno indietro, ma chi me l’ha fatto fare? Ma poi le cose tornano al loro posto, la vista si schiarisce e ricominci a respirare, e puoi goderti la passeggiata fino alla fine perché il peggio è passato.

Comunque, una delle cose più belle che sono successe è che lo scorso weekend abbiamo avuto un ospite tramite il sito warmshowers, che è una specie di couchsurfing ma solo per chi viaggia in bicicletta.

Abbiamo ospitato Yuta, un ragazzo giapponese che ha finito l’università e a 21 anni sta attraversando l’Europa in bici, solo con la sua macchina fotografica, appoggiandosi alle persone a cui chiede ospitalità.
Ha un blog in cui racconta le sue avventure, soprattutto con le immagini, e il suo “logo” è una bambola Daruma, o Dharma.
Non sapendo cosa fosse, mentre lo accompagnavo in macchina alla stazione (gli ho proibito di andare a visitare Expo con la sua costosissima e bellissima bici da cicloturista superattrezzato), mi ha raccontato.
Le bambole Daruma servono a esprimere un desiderio.
Quando è nuova, la bambola ha tutti e due gli occhi bianchi. Esprimi il tuo desiderio, e colori di nero uno dei due occhi. Poi aspetti. Quando il tuo desiderio si è avverato, puoi colorare di nero anche l’altro occhio.
Io non ho una bambola Daruma ma credo di averne bisogno: i desideri in questo periodo si moltiplicano, e il bisogno di dargli una direzione, di trovare loro un nume tutelare a cui affidarli affinché finalmente si compiano e si liberino.
E io con loro.