25 Aprile 2015: l’impegno ai tempi della maternità


Allora, doverosa premessa, o captatio benevolentiae, fate vobis. Trovare le parole per dire quello che sto dicendo è una cosa complicata, complicata assai.
Di base, mi sento in colpa per non dire, fare, baciare ma soprattutto leggere abbastanza.
La prendo alla larga e vediamo se mi riesce.
La scorsa settimana sono stata a un seminario nella mia ex università, una specie di lezione su come trovare lavoro, una di quelle cose che gli atenei organizzano perché è ovvio che se i laureati che escono dalle loro tenere cure trovano lavoro il prestigio dell’istituzione aumenta e più gente si iscrive e magari pure frequenta, in un meraviglioso circolo virtuoso in cui tutto funziona e tutto va avanti tranquillamente (qui ci sta tranquillamente una risata isterica e macabra tipo Frank-n-Furter).
Questa lectio è stata tenuta, tra gli altri, da un mio professore che quando diedi il suo esame mi era piaciuto molto e ha determinato circa l’80% dello sbattimento organizzativo per liberare una mattinata e andare a sentire cosa avevano da dire.
È stato interessante, non c’è dubbio. Un sacco di utili informazioni su cosa fare e non fare, su come porsi, etc etc.
La platea: tutti (direi) under 30 come me.
Ho il cocente sospetto, tuttavia, di essere stata l’unica mamma, o comunque l’unico genitore presente.
Mi ha colpito un sacco è stato il seguente consiglio dato dai due relatori: “Comprate il giornale. Un giornale vero, serio, una Stampa, un Corriere, una Repubblica, e leggetelo tutto, da cima a fondo. Tutti i giorni. Non c’è niente come la lettura di una testata nazionale per foraggiare l’approfondimento, la riflessione, per essere aggiornati, per fare della conversazione efficace e di effetto, per essere e non apparire, per questo e quello. I giornali online non fanno testo.”.
Ora. Dentro di me si sono animate due mini-me.
Una con montatura di occhiali spessa e l’Unità del 1975 sotto braccio, ingiallitura quarantennale inclusa, che annuiva convinta della bontà del consiglio e suggeriva di lanciarsi immediatamente in edicola, piazzare un deca in mano all’edicolante e accaparrarsi un chilo-chilo e mezzo di carta stampata, per sicurezza, sia mai che si resti senza, anche le testate giornalistiche che non ci rappresentano politicamente per avere un quadro completo della situazione del paese, contraddittorio compreso, in modo da essere pronte a tutto.
L’altra semplicemente osservava mentalmente la scena di un’infanta che strappa felice un giornale qualunque, ma diciamo per par condicio Il Giornale di Sallusti, facendone coriandoli utilissimi alla decorazione della casa e alla distruzione delle ivi scritte.
Beata innocenza, sa sempre cosa è meglio fare.
Comunque, l’altro giorno sono andata prima all’Ikea e poi all’Esselunga con l’Infanta suddetta.
Non ero in preda a una crisi di delirio di onnipotenza, ma avevo solo bisogno di recuperare le viti che mancavano per montare i cassetti – Ikea sei buona e cara ma te prego migliora l’angolo delle occasioni, che io vista perenne crisi economica frequento più di tutto il resto del negozio messo insieme – e fare la spesa (non sono ancora al punto in cui mi va di nutrirmi delle lumache del giardino e delle erbe che trovo nei campi).
All’Esselunga, – perché chi mai ha tempo di fare una sosta apposita per l’edicola?- Ho comprato un giornale (il Corriere, tanto per sentirmi adulta e milanese), con le migliori intenzioni – ovvero, di leggerlo da cima a fondo. Inutile dire come le mie aspettative siano state disattese e il quotidiano, prima dimenticato su una mensola bassa, poi afferrato dalla piccola ormai passata da quadrupede a bipede e fatto a stricioline.
Giornale buttato senza nemmeno essere stato aperto.
Ma cosa è successo nel frattempo? C’è stata quella incolmabile tragedia, l’ultima di una serie e notevole più di quelle che si susseguono ormai quasi quotidianamente solo in quanto enorme, che mi ha ammutolito.
Non sono riuscita a dire o fare nulla, se non iniziare questo post, se non altro per mettermi le idee tutte in fila.
Mi sono chiesta che cosa posso fare in quanto mamma di un essere che ancora non comprende le brutture del mondo e se le vede scritte su un giornale le fa a pezzi, ridendo per il suono che fa la carta mentre si strappa.
Poi, oggi è il 25 aprile e come quasi tutti gli anni in questo periodo recupero la lettura di Pane Nero di Miriam Mafai, che parla della vita quotidiana delle donne nella seconda guerra mondiale e se non lo avete letto procuratevelo anche in fotocopie e leggetelo da cima a fondo perché, almeno per me, che avevo sedici anni quando la nonnafamilias me lo ha messo in mano dicendomi “Ecco, questo me lo ha regalato mia nonna. Già sai, quindi leggilo che è importante” ed è stato un seme che ha fatto germogliare una visione diversa delle cose.
Cosa fanno le mamme quando si devono impegnare, informare, quando devono resistere a una giornata piena o a una parola cattiva o a una guerra o a una strage?
Mi proietto nel futuro a quando l’Infanta potrà capire e le racconterò: avevi quasi un anno e mezzo, c’è stata una strage di migranti nel Mediterraneo senza precedenti, persone come me, te e il babbo e anche come i nonni, nel frattempo erano anche passati 70 anni dal 25 aprile 1945, la storia della nostra famiglia è questa e quella, tu che ne pensi, come ti senti?
Le mamme quasi sempre non hanno tempo per leggere i giornali, nemmeno per comprarli a dirla tutta, tuttalpiù ascoltano la radio nei ritagli di tempo, lavando i piatti e andando i macchina, leggono i libri di notte ma, mi auguro, pensano forte.
Io lo faccio, penso fortissimo, perché domani sarò io a raccontare quello che è successo a un paio di occhi curiosi che non solo vogliono, ma devono assolutamente capire cosa è successo, non per capriccio o per vezzo, per sapere una storia in più, per erudizione, ma perché in una storia detta come si deve, in un libro passato al momento giusto c’è un mondo che ti si apre dentro, e poi non sei più la stessa.
Per cui magari non riuscirò mai più a leggere un giornale al giorno tutti i giorni, ma mi impegno, caro prof, a pensare moltissimo e profondamente, con tutto lo spirito critico di cui sono capace, a quello che mi succede e farlo in ogni momento disponibile.
Chissà se fa curriculum.
Buona liberazione.

10 tizie per caso (?) : storia dell’inizio di un nuovo inizio

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Quando entri in questo luogo, sembra di fare un salto nello spazio-tempo e ti proietti in un futuro in cui i sogni sono realtà, in un posto che se fossimo nel mondo di Harry Potter a dare un esame prenderebbe “Oltre Ogni Aspettativa”.
Una riserva di unicorni, un rifugio per sirene, ma anche una nave pirata, con un equipaggio fatto solo di piratesse, ovviamente.
La materfamilias, da lunedì, ha iniziato a andare lì tutti i giorni, per lavorare a un progetto che diventerà una cosa concreta e si spera anche utile, in cui potrà mettere a frutto gli anni di studio e le esperienze di una vita corta ma intensa.
La materfamilias si sente piccina picciò, sia per età anagrafica che per cose fatte, sente parlare le sue colleghe (si può dire colleghe? compagne? compari? socie? alleate?)  e si chiede “Ma io qui che minchia ci faccio? Ci deve essere stato un errore.”.
E se è stato un errore, ma magari non è stato un errore (avete presente in Totoro? “Era solo un sogno… Ma non era un sogno!!”) è stato un felice errore, per lei, che molla l’Infanta all’asilo alle amorevoli cure di due maestre che sembrano fatine, due porte più in là, a portata d’orecchio, e passa il resto del tempo a ascoltare parlare e soprattutto fare quello che le piace di più, cioè pensare e collegare le cose tra loro, oltre ovviamente a redigere i verbali e raccontare di se’ talvolta in maniere imbarazzanti e a sproposito.
Spesso, ascoltando o parlando, le viene il groppo in gola perché dieci, dodici donne intorno a un tavolo ed è subito autocoscienza, ma fa il famoso respirone profondo e grazie a anni e anni di feroce allenamento riesce a non avere bisogno dei fazzoletti ogni quarto d’ora.
Tanto per chiarire, si ride anche un mucchio.

La materfamilias, dicevamo, non è sola in questa impresa, ci sono altre nove tizie con lei, quindi totale 10 numero tondo e un po’ magico, come le dieci dita delle mani (e dei piedi), come le lune di una gravidanza, un uno che guarda uno zero e insieme fanno un universo di possibilità.
Alla materfamilias sembra di conoscerle tutte da sempre.
Ha quella sensazione un po’ metafisica un po’ niueig di averle già incontrate, le guarda in faccia e cerca di ricordare dove, apparte ovviamente l’amica di una cara amica (le coincidenze si sprecano), si chiede se si sono già viste, magari sul tram o alle poste, o in un autogrill quando prendi il caffè e ti scambi uno sguardo con la persona che fa la fila alla cassa con te, magari nel corridoio di un’università, a una manifestazione, a una mostra o forse non si sono mai viste ma non mettiamo limiti alla provvidenza e alla fantasia, perché da oggi fino all’estate la materfamilias è un unicorno, una sirena, batte bandiera pirata e del resto se ne impipa.

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La mammafamilias pensa, la mammafamilias fa – Random Spring Rambling

Sono successe un po’ di cose.
Mentre la natura fa il suo corso e la primavera esplode, come si evince dalle illustrazioni, anche la vita va avanti.
Ho iniziato il programma di Konmari di riordino e decluttering radicale e mi sento come se stessi facendo una dieta disintossicante: dire che mi sento bene sarebbe una bugia, ma ho la netta sensazione che quando avrò finito, starò meglio.
Quello che il metodo mi sta trasmettendo, per il momento, è una connessione profonda con gli oggetti che mi circondano e il loro valore.
Per ora sono alla primissima fase: gli abiti e gli accessori.
Ho pianto calde lacrime nel separarmi da alcuni vestiti (e anche da certe scarpe), per i ricordi che hanno suscitato, ma lasciarli andare per tenere quelli che vanno bene per il momento presente è benefico, quasi salvifico. Tengo solo quello che mi piace e che mi sta bene, che non mi stringe e non mi fa male (scarpe e sandali).
Ho cambiato lo sguardo verso le cose che mi circondano: mi guardo intorno e vedo oggetti pronti a entrare al mio servizio, silenziosi come un piccolo esercito, ma per la maggior parte inutilizzati e dimenticati, dormienti, privati del loro valore.
Cerco di capire, attraverso un processo di intuizione profonda, quasi spirituale, di cosa voglio/ho bisogno di circondarmi. E del resto, voglio disfarmi. C’è chi sostiene che questo libro ha dei bias culturali troppo forti per essere applicato al nostro mondo occidentale e al nostro stile di vita, ma l’animismo tipico del Giappone di cui è intriso ha avuto una risonanza molto profonda dentro di me, sto ritrovando un modo di guardare il mondo puro, simile a quello che avevo da bambina, quando parlavo alle mie cose e alle piante del tutto spontaneamente.
Per ora ho sistemato solo l’armadio ma gli effetti cominciano già a propagarsi per il resto della casa e dentro di me.
Ho la sensazione di essermi lasciata confondere negli ultimi mesi, e aver perso di vista quello che voglio fare (essere) veramente, sotto la spinta dell’urgenza e della sopravvivenza (il trasloco, le ustioni dell’Infanta, i soldi che non bastano mai, la ricerca di un lavoro, trovare il suddetto lavoro, capire che forse non è cosa, chiedersi: ok e adesso?). Non c’è stato tempo per me, per vedermi e “sentirmi” davvero: sono arrivata al punto di non riuscire a prendermi cura di nulla, nemmeno di me stessa.
Ho perso tantissimo peso, io, che mai sono stata un fuscello. Dovrei essere contenta (?) ma vedermi con la faccia scavata e con i pantaloni che mi cascano non mi ha fatto piacere. Preferisco avere un corpo pieno ma forte, magari perché (finalmente?) riprendo a muovermi, che essere magra ma fiacca e molliccia.
Poi, mi è arrivata una notizia che ha avuto un effetto tipo trave di acciaio tra naso e bocca. Tramortente.
Mi hanno preso per il programma C to work.
E comincio lunedì. Vi aggiorno, promesso: faccio la figa ma ho le farfalle nella panza e l’agitazione da primo giorno di scuola addosso.
Questo significherà tante cose: nido all’improvviso per l’Infanta e uno spazio per crescere in una direzione “giusta”, “mia”, in cui agguanto invece che lasciarmi agguantare dalla vita e brancolare in questa specie di melma (avete presente quando Willy il Coyote corre sul blocco tremolante di gelatina e non riesce a andare avanti? Io mi sento così.) in cui non solo devo contare il centesimo, arrivare al venti del mese e pensare che forse la carne è un alimento sovrastimato e anche gli alimenti biologici, chevvuoichemalecifacciano i pesticidi, ma mi sento, soprattutto, alla soglia dei trenta, due lauree alle spalle, diciamocelo, un filo sprecata. Voglio mettere al servizio del mondo le mie competenze e ricevere il giusto compenso economico per questo. È chiedere troppo?
Tuttavia, alla luce di questa nuova esperienza in nuce, si pongono dei problemi pratici, tipo andare dalla parrucchiera dopo mesi di latitanza e magari comprare un paio di scarpe giuste e nuove, perché le doc Martens basse sono fichissime ma è quasi estate l’outfit (o meglio, la divisa… la mammafamilias si veste quasi sempre uguale) va aggiornato, head to toes. E anche diserbare il polpaccio rimasto allo stato brado per tutti questi mesi invernali.
Sono problemi che risolverò lunedì, prima di mezzogiorno.
Ora vado a montare i cassetti nuovi dell’armadio e poi a recuperare l’Infanta dai nonni, che oggi avevo bisogno di solitudine per studiare per il concorso, fare ordine, scrivere qui, stare con i cani e il silenzio, insomma quelle piccole preziose cose in orario diurno che chi è mamma full time sa, non sono affatto scontate.

Liebster Award

Liebster Award

All’inizio di Marzo, Prossimavoltamamma mi ha nominato per il Liebster Award.
Io, piano piano, sono riuscita a raccogliere le idee e a comporre questo post.
Siccome sono puntigliosa e ho la curiosità tipica del nerd represso sono andata a cercare cosa fosse esattamente – ebbene si, non lo sapevo – e a vedere le regole.
Le regole sono tante, varie e variegate ma la sostanza non cambia: il Liebster Award, che ha origini tedesche come Marlene Dietrich e i wurstel, è un modo carino per fare networking, per parlare un po’ di noi e per far sapere ai blog che ci piacciono che si, ci piacciono.
Inutile dire che ringrazio Raffaella per avermi dato questa opportunità di pensare a cosa significa avere un blog, scrivere e condividere non solo la mia vita ma anche quella di tutta la mia famiglia e del nostro piccolo mondo.
Non seguirò il set di regole da lei proposto ma uno dei tanti che ho trovato in rete, per cui elencherò 11 random facts che mi riguardano e linkerò un tot di blog piccoli, ma che mi piacciono e che meritano una visita secondo me.

  1. Sono nata lo stesso giorno di Tintoretto, dell’imperatore Hirohito, Zubin Metha e Michelle Pfeiffer. Modestamente. Quindi ho ben chiaro che senza un’analisi astrologica profonda, il proprio segno zodiacale vale come il due di picche quando la briscola è a cuori.
  2. Non mi piacciono le fragole-frutto, ma tutto ciò che è fatto con le fragole (yogurt di fragole, gelato di fragole, marmellata di fragole) mi piace moltissimo.
  3. Ho la fissa dei cani, ma dei Pastori Australiani di più e passo buona parte del mio esiguo tempo libero a fare la volontaria per il Rescue dei suddetti pastori, un gruppo di agguerritissime pazze che sacrificano tempo denari e salute mentale alla causa dei pelosi. A questo punto con i nostri aneddoti potrei scriverci un libro, ma poi quelli che vogliono male mi fanno causa.
  4. Se posso (i.e.: se ho tempo di leggerli), mi compro ancora le raccolte dei fumetti di Paperino, Topolino, Pippo etc. Ho un debole per Paperoga, Idiana Pippis, Nonna Papera e Zio Paperone. Mi chiedo se qualcuno abbia scritto qualcosa di serio sull’argomento ma credo di si. Nel caso nessuno l’avesse fatto, potrei essere la prima.
  5. Guardo in anticipo i (pochi) cartoni animati che propino all’Infanta, in perfetto stile controllo maniacale Ex DDR, e sono un censore senza pietà. Per ora ha accesso ai Teletubbies (che mi hanno sorpreso per il loro essere “adatti”) a Masha&Orso (Masha è l’Infanta. Punto. E Orso è il babbofamilias. Ripunto) e… basta, direi.
  6. Vado a fare shopping di vestiti molto di rado, preferendo la qualità alla quantità. Per dire: le tre paia di jeans che indosso a rotazione sono di una famosa marca con il simbolo del carretto trainato dai cavalli e hanno quasi cinque anni. L’anno prossimo li mando alle elementari e faccio il cambio.
  7. Ho tanti hobby di natura carsica, nel senso che sono cose che dopo un primo momento di passione e monomania restano latenti magari per mesi o anni e che poi tornano a interessarmi tantissimo. Il babbofamilias non capisce ma si adegua e assiste impotente ai miei ciclici entusiasmi per: il cucito, il ciclismo, il mezzopunto, la lettura, la panificazione, il giardinaggio, la saponificazione, l’arte dell’intreccio di cesti, l’uncinetto, the sims 2, la pittura a acquarello, il trekking, i blog.
  8. Sono una couchsurfer e blablacarista e lo rivendico con orgoglio. Magari un giorno approfondirò l’argomento, che merita.
  9. Non ho ancora trent’anni, ho molti capelli bianchi (il babbofamilias mi chiama Mad Max e ride.) ma non mi tingo.
  10. La TV in casa mia non esiste più dall’avvento del digitale terrestre, circa cinque anni fa. Questo non mi impedisce di seguire le mie serie preferite e trasmissioni ad altissimo contenuto trash come Alaskan Bush People  (mi giustifico dicendo che lo faccio per la scienza e che anche zerocalcare guarda Grey’s Anatomy.). Per compensare ascolto moltissima radio, soprattutto i programmi di radiotre che mi fanno sentire una persona intellettualmente meglio, ma anche radiodue e radiocapital (adoro Capital in The World, 610 e Il Ruggito del Coniglio.)
  11. L’ultimo maschio nato nella mia famiglia è stato partorito dalla trisavolafamilias V. ed è il mio nonno M. Da lì in poi, Infanta compresa, siamo state tutte femmine. Questo spiega molte cose.

E ora, largo ai carri dei vincitori! Non sono molti, ma credo siano molto buoni.
In ordine sparso, cosa come e chi vi consiglio di andare a vedere.

  • https://famigliacomponibile.wordpress.com/ : sono cresciuta in una famiglia componibile, con tutte le sue gioie e dolori. Questo blog è la testimonianza di due persone che cercano di essere consapevoli, e nel farlo si raccontano. Love it.
  • http://ominouovo.com/ : bambini, cani, grande città… SHAQUIPOLDINO. E ho detto tutto.
  • http://theslowmom.com/ : senza la Sam guardare Grey’s Anatomy e Girls per me non è più la stessa cosa. Apparte questo, il suo blog è pieno di cose interessanti anche per chi non ha gemelli, ma per chi ce li ha può essere meglio della terapia.
  • http://siamoastoccolma.blogspot.it/ : Giusi e Davide li ho conosciuti durante il mio “periodo svedese” proprio tramite il loro blog, e da quel momento non li ho più “mollati”. Prima avevano solo un cane, Magi (Magellano), ora hanno anche una bimba. Parlano di Svezia, di Italia, di libri, del loro quotidiano. Un luogo a cui sono affezionata.
  • http://hayleyeganart.com/ : vogliamo dire che è un’artista coi controcazzi, che ha scritto un libro che tutte le mamme dovrebbero avere, diciamolo. Che abita in Australia e se ci fosse il teletrasporto andrei a trovarla a giorni alterni, perché solo se hai vissuto a Siena come abbiamo fatto noi sai come si fa a fare cose e vedere ggente per davvero. Fattostà che secondo me Hayley merita di essere seguita, per quello che scrive e disegna e fotografa e perché per qualche strano miracolo di internet e di coincidenze, in questi mesi di blogging siamo diventate amiche e forse viene a trovarci l’anno prossimo con tutta la famiglia e sarà una figata pazzesca. (in inglese)
  • http://familyride.us/ : Madi è di origini olandesi e vive a Seattle. L’ho scoperta perché sono ossessionata dalle cargobike e ossessivamente le cerco su Instagram, in attesa del giorno del poi del mese del mai in cui potrò permettermi di comprarne una. Gira in bici con i suoi due figli e mi fa sospirare un mondo migliore, in cui la bici non sia un mezzo della domenica e dove se sei mamma e vuoi muoverti con i tuoi bambini senza inquinare, fare rumore e magari restando in forma e vivendo all’aria aperta, non rischi di gassarli con i tubi di scappamento o ucciderli schiacciati da un camion. (in inglese)

Come dicevano i Looney Toons, e questo è tutto, gente!

Riflessioni. Su Cenerentola.

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Ciao.
Da poco ho visto Cenerentola, quello nuovo, quello con Elena Bonham Carter che fa la madrina e Rob Stark che fa il principe e quella di Downtown Abby che fa Cenerella.
Crescendo, Cenerentola mi piaceva un sacco. Ho scoperto qualche anno fa, rivedendolo in compagnia della bimba a cui facevo da babysitter (che adesso è una ragazzina, ma questa è un’altra storia), quanto questa favola mi emozioni.
Ma nella sua versione Disney, non in quella classica che è troppo cruenta.
Ebbene.
Mi sono chiesta più volte, da adulta, come mai la storia di Cenerentola mi colpisse così tanto e me lo sono chiesto di nuovo di recente, guardando un film con bellissimi costumi che ricordano Sissi e una storia apparentemente lineare e Cate Blanchett che spacca nel ruolo della stronza vera.
Poi trovo questo set di tweet su storify e la cosa si chiarisce di molto.
Ci tengo a specificare he la materfamilias non subito particolari abusi, ma il mio essere sempre e comunque team Cenerentola nonostante una storica e inevitabile fascinazione per le bad grrrls ha trovato un perché che era rimasto sempre inespresso.
Cenerentola, con rara resilienza, sopravvive agli abusi, senza lasciarsi inaridire dalla sua orribile famiglia. Viene salvata dall’amore e chiunque abbia avuto un minimo di vita interiore sa, sa bene cosa significhi sentirsi degni, sentirsi abbastanza per permettere agli altri di amarci.
Finisce per sposarsi e vivere la sua vita serenamente, lasciandosi il passato alle spalle.
“Abbi coraggio e sii gentile”.
Porca miseria, dico io, che bomba di messaggio per le ragazze, per chiunque subisca bullismo, insulti e abusi di ogni ordine e grado.
Certo, bisogna ribellarsi, bisogna anche trovare la forza di denunciare, ma bisogna anche trovare la forza di essere migliori, più grandi, più inclusivi di coloro che ci hanno fatto del male.
Ora, sapessi linkare come si deve la pagina di storify vedreste direttamente i tweet. Ma non ci riesco porca pupazza, quindi ecco il link. È in inglese, fatevene una ragione.

https://storify.com/didic/cinderella-survivor  

Passeggiate di Pasquetta

Questo è un bel giro che si fa partendo dalle Grazie di Portovenere, luogo favoloso e molto ligure, prima delle cinque terre, ignoto alle mandrie di turisti e dunque a me caro.
Abbiamo fatto il giro corto: un paio d’ore, io con l’Infanta in spalla (Ergobaby santo subito)


Disclaimer: la materfamilias non riceve denari dalla proloco delle Grazie ne’ tantomeno dalla proloco dell’Ergobaby pur essendo convinta che queste due realtà sono di grande valore e meritevoli di menzione speciale.

Cose belle prima durante e dopo Pasqua

La primavera ormai è esplosa.
La Mammafamilias fa cose e vede gente. Ha iniziato una cura ricostituente, perché nonostante le ingenti quantità di cibo che ingurgita le cascano i pantaloni che prima le andavano stretti – per quanto il raggiungimento della megrezza sia uno dei traguardi della donna bianca occidentale, la nonnafamilias l’ha vista smunta e le ha dato lo sciroppo all’Alfa Alfa per rimettersi un attimo in sesto.
La mammafamilias ha preso una filonata per i reality che parlano dell’Alaska e vuole diventare l’esperta mondiale in materia, scrivendo fiumi di parole e concetti profondissimi sull’argomento, magari a notte fonda: ha troppo da fare e talvolta rimpiange di non aver mandato l’Infanta al nido. Ma la scelta era tra la pastasciutta nel piatto e il costosissimo nido, per cui ha scelto la pastasciutta e riserva allo studio e alla meditazione sui massimi sistemi le ore della notte più nera e profonda.
Intanto in questo luogo alle porte della Grande Città finalmente la primavera sta esplodendo: i Narcisi fioriscono, le gemme stanno per esplodere, le salamelle sfrigolano sulle griglie, gli alberi da frutto fioriscono e l’erba cresce ipertrofica.
La Rosa, sottoposta a una radicale potatura, ha buttato di nuovo e questo ha placato le ansie di una giardiniera che ha visto operare per anni ma ha da poco preso in mano i ferri del mestiere e temeva di aver amputato il paziente in maniera troppo radicale.
I miracoli della natura.
Adesso la materfamilias torna a studiare i regolamenti didattici di Ateneo, perché la competizione per lavorare nelle segreterie didattiche sarà feroce e lei non deve trovarsi impreparata.