Carteggi mattutini

Quando siamo lontani, io e babbofamilias intratteniamo una furiosa corrispondenza via messaggio su whatsapp. Se fossimo ancora ai tempi di carta e penna, avremmo un abbonamento alle poste, perché ci piace scriverci più che telefonarci e stare in silenzio più che parlarci e parlarci solo quando le cose sono carine o importanti o buffe.

Stamani, evidentemente esacerbato dalla solitudine, babbofamilias tenta di insidiarmi con una serie di messaggi che riporterò in versione edulcorata e sintetica per non impressionare i Posteri e i Contemporanei.


 

BF (h. 9.30 del mattino): “Mi sono appena risvegliato da un sonno agitato da esotiche e sudaticce immagini oniriche di cui tu eri la discinta protagonista”

MF (che non si è nemmeno pettinata e esibisce delle occhiaie da record perché l’Infanta ha lo scatto di crescita e non c’è un momento di pace nemmeno a pagarlo oro zecchino): “Non vorrei smontare i tuoi sogni di uomo che fa l’uomo ma sono sveglia dalle 7, ho già pulito una cacca, un rigurgito, uno yogurt appiccicoso versato sul tavolo e doviziosamente spalmato su tutto il piano. Ho spazzato, allattato e per miracolo sono riuscita a mangiare un biscotto e ingollare una tazza di tè. Adesso sto facendo fare colazione ai pupazzi, voci e tutto, mentre nostra figlia mi ignora per strofinare il pavimento con il suo bavagliolo”

BF:”Ahahahah.” (risata, o disappunto?)

MF: “non temere, come insegnano le discipline newage che hanno fatto propria la teoria della fisica quantistica senza capirci un cazzo, il tempo e lo spazio sono un’illusione, per cui in un universo e in un tempo parallelo, stiamo bibblicamente unendo i nostri corpi nell’antico rito dell’amor. Sappi che non sono impermeabile ai tuoi tentativi di seduzione e sei nei miei pensieri, quando ho tempo di pensare. Immagino che tu volessi iniziare una conversazione a sfondo erotico. Mi dispiace.”

BF: “Non preoccuparti. Avevo già concluso la meditazione riguardante il nostro congiungerci carnalmente”


 

Se fossi al cospetto della mia guida spirituale il maestro Obi Wan Kenobi e gli parlassi di codesto episodio, converrebbe con me che in un rapporto di coppia in cui c’è di mezzo un piccolo fardello di felicità, il senso degli humor è l’unica ancora di salvezza.

Storie di campagna, di famiglia e di casa

Siamo in campagna-quasi-montagna, da mio padre, che prima viveva in Veneto e adesso è tornato in Toscana e se ne sta in un piccolo borgo al di qua delle Apuane rispetto al mare.
Il paesello è un piccolo agglomerato di case di pietra (abbandonate per lo più) e case sparse (scarsamente abitate) popolato da personaggi caratterizzati da tratti inconfondibili, come l’anziana signora che ha ucciso una volpe a mani nude (come biasimarla, minacciava le sue galline) e in generale non è una con cui vorresti incrociare la tua spada laser perché la forza scorre potente in lei, un signore cieco che si aggira accompagnato dalla sua radiolina e dal ticchettio del bastone, il padrone del cane pointer innamorato della mia cagna Sanna, Il Moro, l’Orfea e come dimenticare mia zia sorella di mia mamma, suo marito e la mia cugina residua (sua sorella è partita ieri per la Grande Avventura Americana: passerà i primi sei mesi dell’anno scolastico negli Stati Uniti).
Tutto questo importante capitale umano forma un totale complessivo di sessanta anime, in cui mio padre e la sua compagna e la gatta Elisabetta sono “quelli di Venezia” o “i veneziani”. Quando si dice, la ricerca dell’identità.

Io l’Infanta e il cane Sanna occupiamo un piano della grande casa che mio padre abita con la sua compagna e la gatta: passiamo le giornate a passeggiare, dormire, mangiare.
Andiamo a fare la spesa, andiamo al bar del barbuto barista nato in Australia e poi trapiantato qui, che alleva cavalli e versa il bianco agli avventori bisognosi di una botta di vita alle dieci del mattino.

Seguiamo i ritmi naturali di una bambina di sette mesi e mezzo, che comportano:
sveglia presto (sette-settemezza),
passeggiata umida in bosco umido con scarpe chiuse perché qui Settembre è nettamente arrivato,
colazione (All’Infanta piace lo yogurt alla frutta. A futura memoria per quando rileggerò questi righi intenerita dal tempo che è volato eccetera eccetera)
giochiamo o leggiamo: abbiamo una bambola, dai capelli rossi e di nome Guendalina, fatta a mano dalla mia prozia Lucia, che era professoressa di scienze al Liceo Classico ma ha anche le mani d’oro. Guendalina detta Guenda è bellissima, ha un grembiule, un vestito blu, maglietta – con colletto di sangallo- e calzettoni a righe coordinati e anche i mutandoni a calzoncino. Abbiamo anche i libri della Nuvola Olga,
riposino, durante il quale mammafamilias cerca di fare quel che può per stare dietro alla blogsfera e coltivare i propri interessi da adulta
gioco e prove tecniche di gattonamento (quota quattro passi per raggiungere gioco/oggetto molto interessante: raggiunta)
pranzo
e così via…

Non ci annoiamo. Io non ho molto tempo per scrivere ma ne ho per pensare, e parlare con mio babbo, il babbofamilias originario, con cui ho trascorso troppo poco tempo in vita mia e per questo abbiamo bisogno ogni volta di conoscerci di nuovo un po’, di riguadagnare terreno e ascoltare i pensieri reciproci.
Il sangue non è acqua e andiamo d’accordo su molte faccende.

Per la prima volta da quando è nata l’Infanta, mi sento in vacanza.

Riflessioni post-femministe: lettera a mia mamma

Mi ero ripromessa di scrivere una risposta al post di mia mamma, ma la vita e le mazzate prese dal Babbofamilias mi hanno momentaneamente distratto.
Come sapete, tutto è bene quel che finisce bene.
Questo è un post didascalico, noioso, pedante e molto molto personale. Siete avvertiti. Continua a leggere

Autosvezzamento, pensaci tu – riflessioni sull’adeguatezza

Sono tornata su Twitter, piattaforma la cui frequentazione ha per me andamento carsico e discontinuo, perché non ho mai capito del tutto come funziona e perché a volte semplicemente mi dimentico che esista.
Fattostà, sto twittando twittando bailando bailando di quando in quando e come ogni brava twittatrice, faccio uso e abuso degli hashtag.
Ieri ho fatto mio il termine #autosvezzamento e siccome sono curiosa come una scimmia (e sfido chiunque a usare un hashtag e poi non cercare altri che lo stanno usando al momento), ho trovato altre mamme che ne stavano parlando. In particolare, ho beccato mammagirovaga, che è una mamma nella rete molto simpatica e con le idee molto chiare su cosa sia l’autosvezzamento, sul perché e sul per come. E abbiamo iniziato a parlarne. E mi sono resa conto che al contrario di tante altre cose che ho scelto e fatto per l’Infanta, l’autosvezzamento non è stato oggetto di studio e letture approfondite con il medesimo piglio analitico da Pico de Paperis che ho riservato a altri argomenti. In gravidanza, quando ancora tempo per leggere c’era, lo svezzamento sembrava una lontana chimera, una cosa distante e avulsa dalla realtà, lungi da me, che dovevo capire come funzionasse tutto il resto e avevo altre priorità: pannolini, allattamento, fascia-o-passeggino?, cosleeping, babyblues, fino a arrivare a dettagli trascurabili tipo IL PARTO etc etc.
Come il “portare”, cioè tenere i figlioli in collo praticamente sempre, come il cosleeping e tutte le altre pratiche di “attachment parenting” o “alto contatto” – che comportano evidentemente un numero abnorme di neologismi con conseguente uso disinvolto dei medesimi- l’autosvezzamento mi risulta la soluzione più facile, più logica, più naturale e anche più figa e divertente per risolvere il problema “mangio cibi solidi” nei confronti dell’Infanta.
Tuttavia, continuo ogni tanto a prepararle qualche pappa, che lei puntualmente schifa (a meno che non sia composta di parmigiano, diciamo con un livello di saturazione pari al 70% circa) con mia conseguente frustrazione.
Continuo a preoccuparmi se mangia “poco” (due linguine al pesto e un po’ di insalata di polipo con patate, il gelato, la puppa… meno male che esistono gli elenchi che ci fanno subito sentire meglio), faccio confronti con gli altri bambini e la mia nonna interiore postbellica la trova magrina, anche se è vivacissima e sveglia e precoce eccetera eccetera.
E poi, ho il bimby, signori miei, e se uno ha il bimby, come può evitare di preparare almeno una pappina in vita sua? Un omogeneizzato fatto in casa? Ovvero come può uno scoglio arginare il mare di cotanta tentazione?
Insomma.
Tutto questo per dire che: no, non sono ancora emancipata dalle preoccupazioni che la società mi ha inculcato sull’argomento “morte precoce per fame e denutrizione” e per questo faccio outing. La cosa incredibile è che anche mia nonna sostiene che la bimba stia “benissimo” e sia “perfetta”. Certi condizionamenti sono duri a morire.
Si, a volte vorrei una bambina che “mangia tutta la pappa” e ne vuole ancora, invece della mia, che si allunga e si lancia nel vuoto dalle mie braccia perché vuole assaggiare la buccia di limone e l’insalata, le zucchine fritte, il gelato al melone, le pesche con lo zucchero, il coniglio in bianco, la pasta agliogoliopeperoncino, il prosciutto cotto al forno, la parmigiana di melanzane e tutte le altre meravigliose varietà di cibi che la tavola imbandita come dio comanda ha da offrire.
Quando, tra sei mesi circa, forte dei primi denti e di una coordinazione motoria degna di una trapezista, l’Infanta mangerà bistecche e patatine fritte apostrofandomi con espressioni da vera cowgirl, magari avrò tempo di leggere libri sull’autosvezzamento e scoprire che effettivamente avevo fatto tutto giusto.


PS: Il Babbofamilias sta bene. È stato solo un grande spavento, ha deciso che molla l’agonismo delle mazzate, sollevandomi alquanto da un monte di preoccupazioni.
La faccenda “casa” sta andando in porto.
Sul fronte lavorativo (mio) tutto tace. Ogni tanto penso a nuove tecniche di falsificazione del curriculum ma poi mi torna il senno. Quando avremo traslocato e l’Infanta avrà una maggiore autonomia senza di me, ne riparleremo. Sarà “naturale e fisiologico cercare e trovare lavoro”, come mi ha scritto un’amica con cui mi sono sfogata a mezzo messaggio in un momento di sconforto cosmico.
PPS: Il post sulle riflessioni postfemministe (con derive incazzuse sulle ggiovani che non si ricordano perché il femminismo e la compagnia cantante della lotta per i diritti sono importanti) è in lavorazione.