Vecchie Glorie

Allora, ho rivisto le mie amicissime delle medie e dei primi anni del liceo.
E una di loro, durante questo soggiorno marittimo con figliola, la sto pure frequentando.
Queste tre persone, queste tre bimbe-ragazze-donne, rappresentano una grossa fetta della mia educazione sentimentale. Siamo state testimoni reciproche della nostra crescita e evoluzione in quel bel periodo di merda (parlo per me) che è stata prima la preadolescenza e poi l’adolescenza vera e propria, quel gioco al massacro che sono le medie e poi il liceo. Il fatto che loro l’abbiano vissuto in maniera meno traumatica è evidente perché loro si ricordano cose che io ho rimosso. Ma ogni uomo, in questo caso ogni bimba-ragazza-donna, è un’isola e magari io mi ricordo cose che loro hanno rimosso e viceversa. Ci sono momenti a cui semplicemente non si vuole pensare più, li abbiamo vissuti con i nostri contorni talmente sfocati che era abbastanza così, non c’erano le forze per ricordarsene anche. 

L’amica bionda ha ancora tre esami prima di diventare archeologa a pieno titolo e vorrebbe continuare a studiare queste piacevolezze. Per vivere insegna greco e latino alle suore e ai preti in un istituto religioso, suona e insegna il pianoforte e sta molto meglio adesso di quando stava preparando l’esame per diplomarsi al conservatorio, tre anni fa, l’ultima volta che l’ho vista. Porta il caschetto invece dei suoi leggendari capelli lunghi. 
Ha salutato mia figlia esclamando “Ma tu, indossi un monile!“, riferendosi alla collanina d’ambra dalle mistiche e misteriose proprietà taumaturgiche che ogni mamma bioecobio conosce a menadito. Quest’unica frase ha riportato a galla momenti sepolti, pomeriggi trascorsi a ignorare il sole là fuori per scrivere romanzi, perché noi si puntava in alto, a ridere (ma alle lacrime) leggendo la vergine cuccia del Parini e altre poesie che non mi ricordo, forgiando il nostro immaginario per sempre, e in generale a essere delle Geek ante litteram, poi lentamente perdersi di vista a poco, ognuna concentrata nella definizione del propri bordi.
Rivederla, parlare e sapere che sta bene, sapere che esiste, che insomma vive e lotta in un universo di senso che non è poi così alieno al mio, perché viene dallo stesso ceppo, mi provoca sentimenti contrastanti: uno struggimento senza fine per la voglia di tornare a frequentarla nella consapevolezza che al momento non si può fare misto a una tranquillità serafica per i motivi di cui sopra, ovvero sapere che lei se la cava e se la caverà cascasse il mondo.

L’amica bilingue era praticamente la mia vicina di casa quando abitavamo sulla collina, con tutto quello che questo comporta, tipo andare a scuola a piedi insieme per anni.
Non c’è molto da dire su li lei, è bello saperla tornata a casa, in tutti i sensi, sapere o meglio sentire che ha questa chiarezza adamantina intatta su chi è e cosa vuole, sui suoi processi interiori, sul suo intuito, sulla sua anima. Non so quale prezzo segreto lei paghi per tutto questo, ma io le auguro che sia gratis.

L’amica ricciola ha avuto un duro colpo, perché dodici esami e una laurea in medicina in un anno possono fiaccare lo spirito e il corpo dei migliori atleti, ma si sta ripigliando, perché lei le cose le fa con cura e con grazia e con determinazione. Vuole costruire una casa di legno, sposarsi, avere bambini, lavorare. Siamo tanto diverse nella forma ma così uguali nella sostanza. Sarà che siamo nate a dieci giorni giusti di distanza. E ho fatto la rima.


 

Ho iniziato a scrivere questo post quasi una settimana fa, nel frattempo ne sono successe di cose:

– C’è una guerra orribile in corso, come sempre succede nel mondo da qualche parte. È brutale e la gente muore. Controtendenza, cerco di pensarci il meno possibile perché faccio la dieta dei cattivi pensieri e non sopporto l’angoscia di tanta immedesimazione. Compenso: ringraziando i nostri predecessori, nonni e bisnonni, che hanno vissuto le stesse cose al posto nostro, proprio qui nei luoghi dove sono/siamo adesso.

– La famiglia mi mette sotto pressione. Prossimo anno, isola.

– A momenti perdo il cane tredicenne di mia mamma nel bosco, durante una passeggiata del cuore tra i faggi, su su fino a vedere il mare. Sarebbe stata una morte onorevole per lui che è una specie di leggenda a quattro zampe, ma credo che avrei avuto dei problemi a farci la pace nel breve periodo. Ma tutto è bene quel che finisce bene.

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