Storie di un weekend assolato

Anche se abitiamo a Milano, stiamo tanto all’aria aperta.
Perché ci piace, ma soprattutto perché abbiamo due cani. Non possiamo permetterci di cominciare a uscire solo a metà maggio, con il sole già caldo ma l’arietta ancora fresca, che si sta una bellezza. Noi si va al parco tutti i giorni, tutto l’anno, anche se piove o nevica, con fermezza eroica. Se tuona e fulmina no, ma sono le uniche condizioni meteo che ci fermano dal caricare tutti sulla Pandafamilias e fare questo giro quotidiano.
Purtroppo, il resto della popolazione non è dello stesso avviso e come marmotte, tassi o orsi, dimostrano una connessione sorprendente con i ritmi della natura: loro escono solo quando la temperatura è già tiepida e solo ed esclusivamente con il bel tempo.
E loro sono tanti, tantissimi.
Come sostengo nella mia incompresa tesi di laurea, frequentare il parco pubblico con un cane al seguito rende territoriali i cani, ma da ieri ho scoperto che rende territoriale anche me.
Guardo questi mucchi di gente, bambini, automobili (oddio, ma quante automobili?!), cani e il loro caravanserraglio di borse frigo, barbecue portatili, ombrelloni, coperte da pic nic, biciclette con le ruotine, cappelli di paglia e occhiali da sole. Affollano lo spazio che sono egoisticamente abituata a dominare in una solitudine quasi perfetta, accompagnata dai miei cani e con la bimba nell’ergo, magari dal Babbofamilias quando si può, mi depredano dalla fantasia malsana di trovami in Downtown Abbey, a passeggiare nel gigantesco parco del mio maniero incrociando i rari eletti che come me sono sparpagliati in migliaia di metri quadrati, ognuno con il suo sacro spazio vitale garantito.
Sto diventando misantropa?
Ho assorbito il disprezzo del villico “merendero” dal nonno materno?
Non abbiamo forse tutti diritto a un po’ di verde, nei modi e nei tempi in cui possiamo permettercelo?
E se l’uomo e la donna e il bambino medio possono mettere il becco fuori di casa solo a metà maggio, di sabato e di domenica, chi sono io per impedirlo?
Questi pensieri progressisti e buoni mi affollavano la mente mentre, dopo essermi dirottata sull’Idroscalo perché al Forlanini non ho trovato parcheggio, trovavo un posto all’ombra, a S, tecnica che notoriamente padroneggio (nonostante io guidi una Panda, la macchina più maneggevole della storia) a meno che non ci sia spazio per parcheggiare almeno due Pande. Quindi in realtà è come se avessi trovato due parcheggi. Botta di…
Recupero bambina e cani e mi dirigo verso l’area cani.
Una corridoressa stitica mi fa notare che i cani (che mi erano appiccicati come carta moschicida nonostante li avessi liberati dai guinzagli) non possono stare slegati.
Per un attimo ho la tentazione di mettermi a litigare ma la ringrazio per la preziosa info e vado avanti, ringraziando di conseguenza me stessa per averle dato modo di sentirsi una persona meglio, anche oggi.
L’idroscalo è blu e bellissimo, l’acqua trasparente e i cani si divertono felici nell’acqua per un’oretta, salvo essere terrorizzati quando una canoa passa troppo vicina alla riva, sfrecciando.
L’infanta dorme.
Io difendo l’onore dell’appiccicane Sanna, che anche se sterilizzata piace tantissimo ai cani maschi, e osservo un giovane dogo e il suo sprovveduto proprietario per i quali mormoro una preghiera mentale di pronto risveglio spirituale per entrambi.
Verso le 11, raccatto armi e bagagli e mi dirigo verso la macchina.
Menzione speciale alla coppia di anzianotti stranieri che mi aiutano con il cancelletto dell’area cani, con un comprensivo “Ne hai le mani piene”, probabilmente traduzione letterale di “You have quite an handful”.
Sopravvivo al traffico a cui sono disabituata, torno a casa, mangio una cofana di fusilli al sugo di pomodoro e faccio il pane. L’infanta dorme un’oretta, dandomi la possibilità di scrivere questi righi.
Domani è lunedì e il parco sarà deserto.

3 pensieri su “Storie di un weekend assolato

    • Credo di aver ricevuto tacite minacce di segnalazione alle autorità competenti, ai servizi sociali e iscrizione all’albo genitori degeneri avendo portato Gaia neonata fuori con la pioggia, in fascia, a metà gennaio. Inoltre la sua antipatia per i calzini suscita gli sguardi inorriditi delle over-60 del quartiere, che esclamano “Ma è scalza!!”, anzi “Ma è scalzO”, perché non essendo vestita di rosa quasi mai, ovviamente mia figlia è maschio… 😀

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      • Hahahahahaha ma e’ insopportabile! Tutti pensavano che Coco era maschio… e io dicevo niente, ma se scappava un “lei” era… “Es niña????… pero si non lleva pendientes?!”
        Si… avete ragione, colpa mia. Non le ho messo gli orecchini per prendervi in giro tutti…

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